Archivio della categoria: VOCAZIONI A FRINCO dal 1854

Elenco vocazioni a Frinco dal 1854

 QUESTO E’ L’ELENCO GENERALE

E CLICCANDOQUI TROVERETE UN ALTRO ELENCO CON I DATI COMPLETI CHE RIGUARDANO OGNI SINGOLA PERSONA

Dal 1854 al 1943, QUINDICI frinchesi hanno ricevuto il Sacramento dell’Ordine per il Sacerdozio, UNO ha ricevuto il Sacramento dell’Ordine per il Diaconato Permanente e OTTO suore Consacrate alla vita religiosa

 

vocazioni a frinco mod. 17.1.13 

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LANFRANCO CANONICO ANNIBALE

Lanfranco can. Annibale

Nato a Frinco d’Asti 18 ottobre 1914  –  morto 9 febbraio 1983

Ordinato sacerdote 29 giugno 1937

Laureato Angelicum Roma filosofia e teologia

Vicecurato:

Villa San Secondo 1938 e Revigliasco d’Asti 1939

Canonico penitenziere da 1 dicembre 1945 a seguito concorso

16 ottobre 1947 lascia penitenzieria e opta per canonicato semplice

Rinuncia nel 1960

(Ricav. da “La diocesi di Asti tra ‘800 e ‘900 – Guglielmo Visconti – Ed. Gazzetta d’Asti)

 

 

Con gioia pubblichiamo che il Teol. D. Lanfranco Annibale di Camillo, in seguito a regolare Concorso, è stato eletto Canonico Penitenziere della Cattedrale di Asti.

Nato a Frinco il 29 novembre 1914 ?? con onore  fece gli studi nel Seminario di Asti, poi a Roma ove conseguì la laurea in Teologia.

Ritornato in Diocesi, insegnò teologia morale a Cavagnolo, poi filosofia a Molfetta nel Seminario Regionale.

Al nuovo Ufficio di Canonico Penitenziere, il Teol. Lanfranco porta una seria preparazione scientifica, essendo pure iscritto alla Facoltà di Diritto all’Angelico di Roma, e di Filosofia all’Università Cattolica di Milano.

Frinco, orgoglioso di aver dato il più giovane Canonico al Capitolo del Duomo di Asti, sta preparando la cappa al Teol. Lanfranco. Gli amici vicini e lontani che volessero concorrere, mandino le offerte al Parroco.

Al caro Canonico i migliori auguri.

(da Bollettino di Frinco dicembre 1945 – scritto da don Riccio)

DON SECONDO CANTINO

Cantino don Secondo

Nato a Frinco il 24-05-1910 e morto ad Asti il 22-09-1992

29 giugno 1935 – ORDINAZIONE SACERDOTALE

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da Bollettino Parrocchiale di Frinco – dicembre 1985  – MESSA D’ORO

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Don Secondo va in pensione – da Bollettino Parrocchiale Frinco – luglio 1990

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Morte di don Secondo Cantino – da Bollettino Parrocchiale marzo 1993

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da bollettino parrocchiale Frinco agosto 1995

3° Anniversario della morte di don Secondo e 50° Ann. del suo ingresso come parroco a Viatosto -Valmanera

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 Quello che segue è un volantino che parla della chiesa di Viatosto dove

don Secondo Cantino è stato Parroco per 45 anni.

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PADRE FERDINANDO BRIGNANO

Brignano Padre Ferdinando

 Nato a Frinco il 13-11-1883
morto il 13-02-1975
Giuseppino

dal Bollettino Parrocchiale di Frinco del mese di febbraio 1960

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da Bollettino dei Giuseppini

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dal Bollettino Parrocchiale di Frinco del luglio 1975

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… carrozzella, nella preghiera e nella penitenza, alla Casa di riposo di via Fortino, assistito con amore e venerazione. Nella sua cameretta anch’io ho sentito da lui parole d’incoraggiamento che mi hanno fatto tanto bene. Penso che dal cielo preghi per i suoi compaesani e per il loro Parroco.

Solo in questo articolo si parla dei due fratelli Brignano … quasi certamente è …

Brignano don Francesco     Nato a Frinco il 24-08-1882     Morto in Sardegna nel giugno 1944

(dal Bollettino Parrocchiale di Frinco del ottobre 1944) 

Un radio-messaggio del Vaticano ha comunicato alla Casa Madre dei PP. Giuseppini di Asti che nel mese di giugno c.a. è tragicamente deceduto in Sardegna il reverendo Don Francesco Brignano.  Era nato a Frinco il 28 aprile 1882 e a Frinco era molto ricordato e stimato.   L’11 settembre a cura della Famiglia, del Parroco e dei Padri del Castello si cantò un solenne ufficio di suffragio.  Conceda Dio l’eterno riposo a lui e rassegnazione alla famiglia.

 

 

Don Davide Rampone

Rampone don Davide

Nato a Frinco 9 ottobre 1878 – morto 8 febbraio 1945

Ordinato sacerdote 29 giugno 1904

Vicecurato – Parroco di Viatosto dal 12 febbraio 1918

(Ricav. da “La diocesi di Asti tra ‘800 e ‘900 – Guglielmo Visconti – Ed. Gazzetta d’Asti)

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Domandiamo suffragi anche per il Rev.do D. Davide Rampone da Frinco, morto Parroco a Viatosto il 3 febbraio.

(da Bollettino di Frinco marzo 1945 – scritto da don Riccio)

Rampone don Teresio

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RAMPONE DON TERESIO

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Nato a Frinco d’Asti 22-03-1918     morto 24-02-1992

Ordinato il 21 giugno 1942

Vicecurato a Refrancore  18 luglio 1942

Parroco a S. Pietro in Asti nel 1955

(Ricav. da “La diocesi di Asti tra ‘800 e ‘900 – Guglielmo Visconti – Ed. Gazzetta d’Asti) 

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Da Bollettino Parrocchiale di Frinco di agosto 1955

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(da Bollettino di Frinco Marzo 1992 – scritto da don Guido)

Don Rampone Teresio, nato a Frinco il 22-03-1918, da papà Albino e mamma Eterno Carolina di Tonco, ultimo di 5 figli, (Dante, Remigio, Gemma e Rina) venne battezzato nella Chiesa Parrocchiale l’1-04-1918 dal Parroco don Ponzo G. Battista. Ricevette la Cresima assieme alle sorelle, da mons. Spandre il 28-04-1925 e l’Ordinazione Sacerdotale da mons. Rossi il 21-06-1942.

Avrebbe celebrato quest’anno il suo Giubileo Sacerdotale (Nozze d’Oro)!

Il suo ministero si è svolto in due parrocchie: a Refrancore come viceparroco (1942-1949) alla scuola di don Cellino, al quale succede come Parroco (1949-1955); e poi a San Pietro in Asti come Parroco (1955-1992).

Uomo dinamico, viene ricordato per la sua umanità, la grande disponibilità e per i suoi modi pratici, a volte anche burberi, tuttavia mai sgarbati.

La consapevolezza in Asti periferia di essere alla guida di una parrocchia di poveri con una forte componente di operai, immigrati, anziani, Casa di Riposo, lo spinse ad attivare nel 1956 il “F.A.C.” (Fraterno Aiuto Cristiano) organizzazione per l’assistenza alle famiglie povere. 

Un “grande lavoratore” con carattere deciso e temperamento sbrigativo … “ ci riposeremo in Paradiso diceva!

Quando colpito dal tumore maligno, intuì che era giunta l’ora della sua ultima chiamata, disse semplicemente: “Ho capito, quest’anno andrò a far Pasqua in Paradiso … accetto la morte con serenità e fede perché è la porta che apre sull’eternità; si apre e di là c’è il Buon Dio … Credo di non aver usato male della mia vita …”!

 

Cantino canonico Felice

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  Ritratto del Canonico Felice Cantino

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Canonico Cantino Felice

Nato a Frinco d’Asti 24 febbraio 1855 e morto nel 1910 ad Asti 

Scorrendo gli atti del Sinodo Ronco del 1896, la personalità ecclesiastica che, tra il clero astigiano convocato all’assise sinodale, più emerge per numero e  qualità di uffici svolti è – subito dopo il can. Giuseppe Gamba – il canonico arcidiacono Felice Cantino. Proviamo ad elencarle: promotore del Sinodo unitamente al can. Gamba; confessore del clero per il periodo del Sinodo con tutte le facoltà che competono al vescovo; giudice delle querele e dei ricorsi. E dal Sinodo stesso viene nominato giudice sinodale ed esaminatore sinodale.

Una delle spiegazioni più immediate la troviamo nel fatto che è laureato in teologia e diritto e insegna teologia morale e diritto canonico. Lo si evince anche dalla circostanza che questi dati sono puntigliosamente elencati dopo il suo nome e cognome.

Oltre tutto, ciò diventa immediatamente plausibile appena si pone attenzione a tutta la preminente importanza che ad Asti, e in tutto il Piemonte (e non solo), la teologia morale – con la sua casistica – ha assunto nella formazione sacerdotale prima e dopo l’ordinazione, e negli esami per ottenere la facoltà di confessare e per concorrere ai benefici parrocchiali vacanti.

Una carriera, la sua, alquanto rapida che ha meravigliato non pochi.

Seguiamola un po’ più nei particolari.

Nato a Frinco il 24 febbraio 1855 e ordinato sacerdote nel 1879, nel 1885 dal vescovo mons. Ronco – assieme a don Giovanni Battista Bellino, suo segretario – il trentenne don Felice Cantino è presentato alla Santa Sede (Dataria Apostolica) per la nomina a canonico. In data 2 e 14 luglio arrivarono le bolle di conferimento delle prebende canonicali. Per il Capitolo è una sorpresa non gradita, perché il numero legale di 12 canonici, fissato dalla legge del 1867,è già al completo, in quanto – secondo la legge – anche i due canonici di patronato laicale, ancora viventi sono da computarsi nel numero di 12 (uno di questi è il can. Carlo Vassallo). Quindi i due nuovi canonici nominati, essendo eccedenti, non potranno avere l’exsequatur, cioè il riconoscimento giuridico civile, secondo l’articolo di legge interpretativo del 1870.

La legge del 1867 riguarda sia i Capitoli della Cattedrale, sia quelli della Collegiata. Stabilisce che “non sono più riconosciuti come enti morali i Capitoli delle chiese Collegiate … salvo, per quelle tra esse che abbiano cura d’anime, un solo beneficio curato”. E’ il caso del Capitolo di San Secondo in Asti, che viene così a perdere ogni consistenza ed efficienza (cfr. il profilo del teol. Longo, canonico di San Secondo).

Per i Capitoli delle Cattedrali stabilisce invece che essi “non saranno provvisti oltre il numero di 12, compreso il beneficio parrocchiale, le dignità e gli uffici particolari (penitenziere e teologo). Le cappellanie … non saranno provviste oltre al numero di sei”.

Il Capitolo della Cattedrale di Asti antecedentemente aveva 12 canonicati di libera nomina, 5 di jus patronato (nomina a seguito di presentazione) e 4 dignità; in tutto 21. Il demanio ha incamerato tutti i cinque benefici di jus patronato e quattro di lbera nomina.

Questi riferimenti sono opportuni per documentare come nella seconda metà dell’800 la situazione, non solo del capitolo di San Secondo, ma anche del Capitolo della Capitale stia mutando sostanzialmente, sia da un punto di vista economico che di importanza di ruolo.

Ritornando al caso Cantino – Bellino, il Capitolo si rifiuta di immetterli nel possesso dei loro benefici. Di qui tentativi di transazione e ricorsi alla Santa Sede. Nell’archivio vescovile esiste il fascicolo (una copia a stampa – Roma 1887 – dimensione protocollo, di 44 pagine) inviato alla Sacra Congregazione del Concilio dal Capitolo di Asti contro i Canonici Bellino e Cantino.

Nella memoria illustrativa, che porta la data del 31 luglio 1886, nelle pagine 25 e 26 si legge: “I due soggetti che il vescovo ha prescelto sono, senza dubbio, buoni sacerdoti e di costume lodevole: ma fin’ora non ebbero campo di distinguersi per nessuna delle qualità prementovate, ne era ragione per cui dovesse in favor loro farsi una eccezione alla regola. Noi non vogliamo detrarre ai meriti loro, ma dobbiamo ai Giudici la verità schietta ed intera.

Il Sac. Felice Cantino è giovanissimo di età: appena ordinato sacerdote, e rimasto pochi anni nell’Ufficio di Vicecurato, eccolo ad un tratto per volere del vescovo e con meraviglia grande di tutto il Clero Diocesano, assunto alla cattedra di teologia morale, e contemporaneamente a quella di diritto canonico nel seminario, dove gode vitto, alloggio e duplice stipendio. Nè pago ancora Mons. Vescovo lo volle creare Canonico della Cattedrale e Canonico è.

L’altro nuovo Canonico il Sac. G. Battista Bellino, estraneo alla diocesi, vi è giunto da pochi anni con il Vescovo, in qualità di suo segretario. Nella sua diocesi di origine fu sempre nel modesto ufficio di viceparroco senza aver mai dato alcun saggio di sapersi elevare sopra la mediocrità, e dacchè si trova ad Asti non ha fatto cosa alcuna che possa agli occhi del pubblico giustificare l’avuta promozione, e nulla che gli potesse meritare speciale favore per parte del Capitolo.”

E’ anche da notare, per quanto concerne il can. Cantino, che la successione a mons. Bertagna, il quale nel 1884 – nominato vescovo ausiliare del cardinal Alimonta – lascia l’insegnamento della teologia morale svolto negli anni 1879-1884, era tutt’altro che facile.

In linea con la spiritualità dei grandi santi piemontesi, e alla loro sensibilità sociale, nel 1889, il can. Cantino – assieme alla signorina Serafina Rosaschi e a Suor Pasqualina Bajlon – dà vita alla Piccola Casa di Nazareth, e ad essa dona tutte le sue sostanze. Muore ad Asti nel 1910, ad appena 55 anni di età.

(Ricav. da “La diocesi di Asti tra ‘800 e ‘900 – Guglielmo Visconti – Ed. Gazzetta d’Asti)  

Per comprendere come si arriva alla fondazione della Piccola Casa di Nazareth bisogna capire l’antefatto. 

LE FIGLIE DELLA CARITA’ (FIGLIE DELLA CARITA’ SOTTO LA PROTEZIONE DI SAN VINCENZO DE PAOLI) 

(da non confondersi con “FIGLIE DELLA CARITA’ DI SAN VINCENZO DE PAOLI) fondate a Parigi nel 1633 da San Vincenzo de Paoli e Santa Luisa de Marillac 

Presenze in città di Asti 

LE FIGLIE DELLA CARITA’ fondate da Santa Giovanna Antida Thouret (1765-1826) a Besanson in Francia (11 aprile 1799), nel 1825 aprirono la prima casa in Piemonte: l’Ospedale di Sant’Andrea di Vercelli. Nel 1830 qui fu aperto un noviziato e presto si costituì una delle provincie più feconde dell’Istituto. Il 23 novembre 1839 arrivarono ad Asti e presero servizio nell’Ospedale dei Poveri Infermi. Fondato nel 1681 dal parroco della Collegiata di San Secondo, sotto il titolo di Santa Maria Scala Coeli, nel 1810, durante l’amministrazione francese, fu trasferito nell’ex covento dei Canonici Lateranensi di S. Maria Nuova. Era il più importante della città e nel 1828 disponeva di 40 letti (12-15 per gli incurabili).

Le Suore della Carità il 19 marzo 1875 iniziarono il servizio anche nell’Ospizio di Carità, istituito a seguito dell’editto di Vittorio Emanuele II del 19 maggio 1717 e amministrato dalla congregazione della Carità (la prima Congregazione in Asti fu istituita nel marzo 1718). Nel 1729 l’Ospizio si avvalse del contributo dell’Opera Pia detta Bussola dei Poveri (dalla denominazione delle cassette per le elemosine) istituzione risalente al 1566, che disponeva di ricche donazioni in città e in provincia. Nel luglio del 1914 le suoer presero servizio nel nuovo Ospizio Umberto I.

Nel 1885 le Suore della Carità furono richieste dall’Opera Pia Buon Pastore, fondata dal vescovo di Asti Milliavacca (1693) nella casa gentilizia donata da Francesco Mazzola. L’Opera già alla fine del Seicento accoglieva “le figlie di 12 anni pericolanti, per la città vagabonde”. In seguito ampliò le forme di assistenza. Nel 1822 erano 40-50 all’anno le donne “pericolate”, ospitate “sinchè siansi sgravate oltre alcuni giorni di puerperio”. 

Le Suore della Carità – attraverso la tenace opera di Suor Pasqualina Baylon in appoggio alla sig.ra Serafina Rosaschi e al Canonico Felice Cantino – nel 1889 contribuirono alla fondazione e assunsero poi la direzione della Piccola Casa di Nazareth, che raccoglieva ragazze povere e abbandonate. In tal modo – attraverso le Suore della Carità – la vita consacrata in Asti continuò, anche se in forma diversa, a testimoniare la presenza di Cristo, medico del corpo e dello spirito, nelle istituzioni assistenziali e caritative della città. 

Tra il 1901 e 1902 è tutto un infittirsi di presenze ed opere dirette e/o gestite da Suore, in città e nei paesi. Nella città di Asti le Suore “Bigie” (di San Giovanna Antida Thouret), oltre che nell’Ospedale degli infermi, prendono servizio nell’Ospizio di Carità, nella Piccola Casa di Nazareth nella Pia Opera del Buon Pastore. 

Presenze delle “Figlie della Carità”  di S. G. Antida Thouret 

  • Cunico dal 1925 al 2005 (anno della ricerca)
  • Boglietto dal 1930 al 1940
  • Masio dal 1989 al 1999
  • Pratomorone dal 1928 al 1932
  • Vigliano dal 1902 al 1960
  • Sessant dal 1912 al al 1970

(Ricav. da Diocesi di Asti e Istituti di Vita Religiosa – Guglielmo Visconti – gazzetta d’Asti 2006)

Per vedere l’albero genealogico parziale “Cantino” clicca > QUI

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QUI DI SEGUITO SI PUO’ LEGGERE L’OPUSCOLO REDATTO DOPO LA MORTE DEL CANONICO CANTINO FELICE

(l’opuscolo è stato consegnato da Gherlone Piermarino per la pubblicazione su questo sito) can. cantino felice 1.20 can. cantino felice 2.20 can. cantino felice 3.20 can. cantino felice 4.1.20 can. cantino felice 4.20 can. cantino felice 5.20 can. cantino felice 6.20 can. cantino felice 7.20 can. cantino felice 8.20 can. cantino felice 9.20 can. cantino felice 10.20 can. cantino felice 11.20 can. cantino felice 12.20 can. cantino felice 13.20 can. cantino felice 14.20 can. cantino felice 15.20 can. cantino felice 16.20 can. cantino felice 17.20 can. cantino felice 18.20

can. cantino felice 19.20

 

Raschio don Giuseppe

Raschio don Giuseppe

Nato a Frinco il 6-12-1854 e morto a Montafia il 10-01-1934

Rimasto vedovo giovanissimo, all’età di 24 anni decise di farsi prete ed entrò nel seminario di Asti. 

“Per eletto suo impegno e l’alto senno dopo solo 8 anni di studi fu ordinato sacerdote. Fu viceparroco a Castell’Alfero, Villafranca, Monbercelli e dopo regolare concorso veniva inviato Parroco – Vicario Foraneo a Montafia nel maggio 1891”   (da “l’Angelo di Montafia – febbraio 1934) 

Vi rimase come parroco fino alla morte per 43 anni di cui gli ultimi 3 completamente cieco.  La sua attività apostolica ebbe grandi risonanze in quegli anni e i suoi parrocchiani ancora oggi lo ricordano con tanto rispetto e ammirazione.  ( da boll. Parrr. Frinco marzo 1994 – nel 60° anniversario della sua morte i nipoti e i pronipoti lo ricordano con tanto affetto e riconoscenza)

INDICE

IN ALLESTIMENTO

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i nostri TRE MISSIONARI

  1. PADRE SECONDO CANTINO – CLICCA QUI
  2. PADRE GIUSEPPE GASPARDONE – CLICCA QUI
  3. PADRE CARLO FERRERO – CLICCA QUI

a cui seguono gli altri SACERDOTI che inseriremo un po’ per volta

DON GIUSEPPE RASCHIO – CLICCA QUI

CANONICO FELICE CANTINO – CLICCA QUI

DON PIETRO CANTINO – CLICCA QUI

DON DAVIDE RAMPONE – CLICCA QUI

DON FELICE DEZZANI – CLICCA QUI

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PADRE FERDINANDO BRIGNANO – CLICCA QUI

DON SECONDO CANTINO – CLICCA QUI

CANONICO ANNIBALE LANFRANCO – CLICCA QUI

DON GIULIO RAVIZZA – CLICCA QUI 

4. DON RAMPONE TERESIO – CLICCA QUI

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SUORE

SUOR ERMELINDA RIGON – CLICCA QUI

Il 28 febbraio 1990 la Curia di Genova accetta la postulazione per la beatificazione della Serva di Dio Suor M. Benedetta Ermelinda Rigon.

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2 PADRE GIUSEPPE GASPARDONE

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Per vedere l’albero genealogico parziale clicca > QUI

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sul Bollettino di febbraio 1952 appare in prima pagina la notizia del ritorno di Padre Gaspardone dopo 14 anni d’Africa.

Segue una sua lettera dove cerca aiuti per costruire una chiesa.

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Padre Giuseppe Gaspardone viene ricordato sul bollettino parrocchiale di Frinco (marzo 1993), dopo 25 anni dalla sua morte.

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1 PADRE SECONDO CANTINO

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Ricordino della 1a Messa di p. Secondo Cantino

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Per leggere e “partecipare” alla vita che padre Secondo ha trascorso in Africa basta cliccare QUI

INFATTI troverete un sito in cui sono raccolti tutti i notiziari DUMA (Diamo Una MAno), le adozioni a distanza da lui create (ancora attive tramite DUMA onlus) e tante altre informazioni.

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Le prime reazioni alla sua morte dall’Africa sono state numerose. 

PADRE VITO GIROTTO che dal 1995 era parroco di Notre Dame de Fatima, al posto di padre Secondo subito ci scrive: alla notizia la nostra gente non voleva credere e diceva “non è possibile che padre Cantino se ne sia andato così senza venirci a salutare come ci aveva promesso”. 

SUOR DONATA: “ la morte di padre Secondo non ha scosso solo noi, ma tutti i suoi amici, poveri e ricchi; in questi giorni c’è stato un via vai di persone per farci le condoglianze e piangendo avevano qualcosa da raccontare, del bene che lui ha fatto, dell’aiuto che ha dato e della sua umanità non comune: era il papà di tutti!” 

PADRE GIANIERO RULFI: “ Vorrei essere in comunione con voi e con tutti gli amici di p. Secondo: lo penso sorridente come sempre, nella pace del Signore. Ci sta guardando: ora può veramente rendersi conto di quanto gli volevamo bene”. 

Spero che qualcuno raccolga questo mio messaggio!

PADRE DARIO DOZIO: “ho avuto la fortuna di incontrarlo in Africa, in mezzo alla sua gente che ha tanto amato, giusto poche settimane prima che i dottori gli scoprissero il male. Seduti sui gradini di legno della sua “Mission par Terre”, circondati da un mare di ragazzi della baraccopoli di San Pedro, abbiamo chiacchierato a lungo e il pomeriggio era letteralmente volato tra una registrazione e qualche bicchiere di vino. Rivedere quel video ha rinnovato in me l’entusiasmo e la voglia di lavorare come lui, in mezzo agli ultimi. Forse questa è la più bella eredità di padre Secondo. Riporto solo la finale di quella lunga intervista. “Padre Cantino, dopo tanti anni di missione, cosa resta di tutto il tuo lavoro?” “Quale la mia conclusione di tutti questi miei anni d’Africa? Anzitutto tanta sofferenza. A volte vorrei scappare, perché è duro portare la sofferenza degli altri. Possono passare da me, ogni giorno, anche duecento persone, tutte con problemi gravi. Dal mattino alla sera, sempre così… quello che mi logora di più è vederli soffrire. Ma c’è anche un lato bello: la gioia immensa di condividere la loro vita. Sento forte l’amicizia di tutti. L’amicizia della gente mi riempie di gioia… La mia vita è stata bellissima. Ora però sono sfinito, e c’è bisogno di qualcun altro che prenda il mio posto. Così dico ai giovani: se avete il coraggio di uscire dalla mediocrità, di cambiare vita per amore di Cristo e dei fratelli, sarete felicissimi. Se la mia vita finisse adesso, sarei contento, soddisfatto. Vale davvero la pena di aver vissuto. Grazie anzitutto ai miei fratelli africani che mi hanno dato questa felicità. Poi alla SMA e ai miei superiori: senza di loro non sarei mai andato in Africa. Spero che qualcuno raccolga questo mio messaggio di gioia e di entusiasmo”.

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