Archivio mensile:dicembre 2012

LE VIRTU’, I DONI E I FRUTTI

LE VIRTU’, I DONI E I FRUTTI
(da Catechismo Chiesa Cattolica)

Nella dottrina cristiana le virtù teologali sono: la fede, la speranza e la carità.
La fede è la virtù teologale per la quale noi crediamo in Dio e a tutto ciò che egli ci ha detto e rivelato, e che la Chiesa ci propone da credere, perché egli è la stessa verità.

La speranza è la virtù teologale per la quale desideriamo il regno dei cieli e la vita eterna come nostra felicità, riponendo la nostra fiducia nelle promesse di Cristo e appoggiandoci non sulle nostre forze, ma sull’aiuto della grazia dello Spirito Santo.

La carità è la virtù teologale per la quale amiamo Dio sopra ogni cosa per se stesso, e il nostro prossimo come noi stessi per amore di Dio.

Le quattro virtù cardinali:  Prudenza, Giustizia, Fortezza, Temperanza.

La prudenza è la virtù che dispone la ragione pratica a discernere in ogni circostanza il nostro vero bene e a scegliere i mezzi adeguati per compierlo.

La giustizia è la virtù morale che consiste nella costante e ferma volontà di dare a Dio e al prossimo ciò che è loro dovuto.

La fortezza è la virtù morale che, nelle difficoltà, assicura la fermezza e la costanza nella ricerca del bene.

La temperanza è la virtù morale che modera l’attrattiva dei piaceri e rende capaci di equilibrio nell’uso dei beni creati.

 I sette doni dello Spirito Santo sono la sapienza, l’intelletto, il consiglio, la fortezza, la scienza, la pietà e il timore di Dio.

Appartengono nella loro pienezza a Cristo, Figlio di Davide. Essi completano e portano alla perfezione le virtù di coloro che li ricevono. Rendono i fedeli docili ad obbedire con prontezza alle ispirazioni divine.

 

I frutti dello Spirito sono perfezioni che lo Spirito Santo plasma in noi come primizie della gloria eterna. La tradizione della Chiesa ne enumera dodici: « amore, gioia, pace, pazienza, longanimità, bontà, benevolenza, mitezza, fedeltà, modestia, continenza, castità »

Se vuoi saperne di più clicca > QUI

 

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OPERE DI MISERCORDIA

Opere di misericordia corporale:

  1. Dar da mangiare agli affamati. 2. Dar da bere agli assetati. 3. Vestire gli ignudi. 4. Alloggiare i pellegrini. 5. Visitare gli infermi. 6. Visitare i carcerati. 7. Seppellire i morti.

 

Le opere di misericordia corporale: breve spiegazione San Matteo riporta il racconto del Giudizio Finale (Mt 25,31-46): «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me“. Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna». 1) Dar da mangiare agli affamati e 2) Dar da bere agli assetati Queste due prime opere di misericordia si complementano a vicenda e si riferiscono all’aiuto che dobbiamo procurare in cibo e altri beni ai più bisognosi, a quelli che non hanno l’indispensabile per mangiare ogni giorno. Gesù, secondo quanto riporta il Vangelo di San Luca, raccomanda: «Chi ha due tuniche ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare faccia altrettanto» (Lc 3, 11). 3) Vestire gli ignudi Quest’opera di misericordia è diretta a rispondere ad un’altra necessità fondamentale: il vestito. Molte volte viene facilitata dalle raccolte di abiti che si fanno nelle parrocchie o in altri centri. Al momento di donare il nostro vestiario ci farà bene pensare che possiamo dare quello che ci avanza o che non ci serve più, ma che possiamo dare anche qualcosa di quello che ci serve. Nella lettera di Giacomo siamo incoraggiati ad essere generosi: «Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: “Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi”, ma non date loro il necessario per il corpo, a che cosa serve?» (Gc 2,15-16). 4) Alloggiare i pellegrini Anticamente ospitare i pellegrini era una questione di vita o di morte, per le difficoltà e i rischi dei viaggi; oggi in genere non è più così. Potrebbe però toccarci di accogliere qualcuno nella nostra casa, non per pura ospitalità di amicizia o di famiglia, ma per qualche vera necessità. 5) Visitare gli infermi Si tratta di una vera attenzione ai malati e agli anziani, sia dal punto di vista fisico, che nel fare loro un po’ di compagnia. Il miglior esempio della Sacra Scrittura è la parabola del Buon Samaritano, che curò il ferito e, non potendo continuare ad occuparsene direttamente, affidò le cure necessarie ad un altro, offrendogli di pagarle (cfr. Lc 10, 30-37). 6)Visitare i carcerati Quest’opera di misericordia consiste nell’andare a trovare i carcerati e prestare loro non solo aiuto materiale ma anche un’assistenza spirituale che serva loro per migliorare come persone, correggersi, imparare un lavoro che possa essere loro utile quando termini la pena, ecc. Significa anche riscattare gli innocenti e i sequestrati. Nell’antichità i cristiani pagavano per liberare gli schiavi e si scambiavano con prigionieri innocenti. 7) Seppellire i morti Cristo non aveva posto in cui riposare. Un amico, Giuseppe di Arimatea, gli cedette la sua tomba. Non solo, ma ebbe anche il coraggio di presentarsi davanti a Pilato e chiedergli il corpo di Gesù. Anche Nicodemo aiutò a seppellirlo. (Gv 19, 38-42) Seppellire i morti sembra un comandamento superfluo, perché -di fatto- tutti vengono sepolti. Tuttavia, per esempio in tempo di guerra, può essere una comando molto esigente. Perché è importante dare degna sepoltura al corpo umano? Perché il corpo umano è stato dimora dello Spirito Santo. Siamo “tempi dello Spirito Santo” (1Cor 6,19). Contemplare il mistero Per aiutare veramente gli altri, dobbiamo amarli di un amore di comprensione e di donazione, pieno di affetto e di consapevole umiltà. Il Signore, infatti, volle riassumere tutta la Legge in quel duplice comandamento che in realtà è unico: amare Dio e amare il prossimo, con tutto il nostro cuore. Forse ora pensate che a volte i cristiani — tu e io, non gli altri — dimenticano le applicazioni più elementari di questo dovere. Forse pensate al permanere di tante ingiustizie, agli abusi non aboliti, alle discriminazioni trasmesse da una generazione all’altra, sempre in attesa che si operi una soluzione radicale. Non devo, non è mio compito, proporvi le soluzioni pratiche di questi problemi. Però, come sacerdote di Cristo, è mio dovere ricordarvi ciò che dice la Sacra Scrittura. Meditate la scena del giudizio come Gesù stesso la descrive: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito; malato e in carcere e non mi avete visitato. Un uomo o una società che non reagiscano davanti alle tribolazioni e alle ingiustizie, e che non cerchino di alleviarle, non sono un uomo o una società all’altezza dell’amore del Cuore di Cristo. I cristiani — pur conservando sempre la più ampia libertà di studiare e di mettere in pratica soluzioni diverse, e godendo pertanto di un logico pluralismo — devono coincidere nel comune desiderio di servire l’umanità. Altrimenti il loro cristianesimo non sarà la Parola e la Vita di Gesù; sarà un travestimento, un inganno, di fronte a Dio e di fronte agli uomini. Grazie, Gesù mio!, perché hai voluto farti perfetto Uomo, con un Cuore amante e amabilissimo, che ama fino alla morte e soffre: che si riempie di gioia e di dolore; che si entusiasma per i cammini degli uomini, e ci mostra quello che conduce al Cielo; che si sottomette eroicamente al dovere, e si lascia condurre dalla misericordia; che veglia sui poveri e sui ricchi; che si prende cura dei peccatori e dei giusti… — Grazie, Gesù mio, e dacci un cuore a misura del Tuo! È l’amore che dà senso al sacrificio. Ogni madre sa bene che cos’è il sacrificio per i figli: non si tratta solo di dedicare loro alcune ore, ma di spendere per il loro bene tutta la vita. Vivere dunque pensando agli altri, usare i beni in modo tale che non manchi qualcosa da offrire agli altri: ecco le dimensioni della povertà, che garantiscono un effettivo distacco.
Opere di misericordia spirituale:

  1. Consigliare i dubbiosi. 2. Insegnare agli ignoranti. 3. Ammonire i peccatori. 4. Consolare gli afflitti. 5. Perdonare le offese. 6. Sopportare pazientemente le persone moleste. 7. Pregare Dio per i vivi e per i morti.

 

Le opere di misericordia spirituale: breve spiegazione 1) Consigliare i dubbiosi Uno dei doni dello Spirito Santo è il dono del Consiglio. Perciò, chi vuole dare un buon consiglio deve, prima di tutto, essere in sintonia con Dio, perché non si tratta di dare opinioni personali, ma di consigliare bene chi ha bisogno di una guida. 2) Insegnare agli ignoranti Consiste nell’insegnare all’ignorante in qualsiasi materia: anche in temi religiosi. Questo insegnamento può avvenire attraverso gli scritti o la parola, per mezzo di qualunque mezzo di comunicazione o direttamente. Come dice il libro di Daniele, “coloro che avranno indotto molti alla giustizia risplenderanno come le stelle per sempre” (Dn 12, 3b). 3) Ammonire i peccatori La correzione fraterna è spiegata da Gesù stesso nel Vangelo di Matteo: «Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello» (Mt 18, 15-17). Dobbiamo correggere il nostro prossimo con mitezza ed umiltà. Molte volte sarà difficile farlo, però in quei momenti possiamo ricordarci di quello che dice l’apostolo Giacomo alla fine della sua lettera: «Chi riconduce un peccatore dalla sua via di errore lo salverà dalla morte e coprirà una moltitudine di peccati» (Gc 5,20). 4) Consolare gli afflitti Consolare gli afflitti, chi soffre qualche difficoltà, è un’altra opera di misericordia spirituale. Molte volte comprenderà anche il dare un buon consiglio, che aiuti a superare quella situazione di dolore o di tristezza. Essere vicini ai nostri fratelli in ogni momento, ma soprattutto in quelli più difficili, mette in pratica il comportamento di Gesù che aveva compassione del dolore altrui. Un esempio si trova nel Vangelo di Luca. Si tratta della resurrezione del figlio della vedova di Naim: “Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei. Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!». Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre”. (Lc 7, 12-15)
 

5) Perdonare le offese Nel Padre Nostro diciamo: “rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori” e il Signore stesso chiarisce: «se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe»(Mt. 6, 14-15). Perdonare le offese significa superare la vendetta e il risentimento. Significa anche trattare con amabilità chi ci ha offeso. Il migliore esempio di perdono nell’Antico Testamento è quello di Giuseppe, che perdonò i suoi fratelli che avevano cercato di ucciderlo e poi di venderlo. «Ma ora non vi rattristate e non vi crucciate per avermi venduto quaggiù, perché Dio mi ha mandato qui prima di voi per conservarvi in vita.» (Gen. 45, 5) E il perdono più grande del Nuovo Testamento è quello di Gesù in croce, che ci insegna che dobbiamo perdonare tutto e sempre: «Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno» (Lc. 23, 34). 6) Sopportare pazientemente le persone moleste La pazienza di fronte ai difetti altrui è una virtù e un’opera di misericordia. Tuttavia, c’è un consiglio molto utile: quando sopportare questi difetti fa più danno che bene, con molta carità e dolcezza, si deve dare un avvertimento. 7) Pregare Dio per i vivi e per i morti San Paolo raccomanda di pregare per tutti, senza distinzione, anche per i governanti e per quelli che stanno al potere, perché “egli vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità”(cfr. 1Tim 2, 1-4). I defunti che si trovano in purgatorio dipendono dalle nostre preghiere. È un’opera buona pregare per loro perché siano liberati dai loro peccati. (cfr. 2Mac 12, 46) Papa Francesco chiede spesso a tutti i cristiani e alle persone di buona volontà di pregare in modo particolare per i cristiani perseguitati. Possiamo esaminarci su come assecondiamo questo desiderio del Papa, perché i nostri fratelli nella fede sentano il conforto della nostra preghiera. Contemplare il mistero Dobbiamo aprire gli occhi, dobbiamo guardare attorno a noi e riconoscere gli appelli che Dio ci rivolge attraverso il nostro prossimo. Non possiamo volgere le spalle alla gente e rinchiuderci nel nostro piccolo mondo. Ben altro è lo stile di vita di Gesù. I Vangeli ci parlano insistentemente della sua misericordia, della sua partecipazione al dolore e alle necessità degli altri: ha pietà della vedova di Naim, piange per la morte di Lazzaro , si preoccupa delle folle che lo seguono e non hanno da mangiare; si commuove soprattutto per i peccatori, per coloro che camminano nel mondo senza conoscere la luce della verità: “Sbarcando, Gesù vide molta folla e si commosse per loro, perché erano come pecore senza pastore, e si mise a insegnare loro molte cose”. Se veramente siamo figli di Maria, riusciremo a comprendere il comportamento del Signore, il nostro cuore si dilaterà e avremo viscere di misericordia. Ci dorranno allora le sofferenze, le miserie, gli errori, la solitudine, l’angoscia, le pene degli uomini nostri fratelli. E sentiremo l’urgenza di aiutarli nei loro bisogni e di parlare loro di Dio, perché imparino a trattarlo da figli e possano conoscere la delicatezza materna di Maria. La nostra vita deve accompagnare quella degli altri perché nessuno sia o si senta solo. La nostra carità deve essere anche affetto, calore umano.

 

 

 

FESTA SAN ROCCO 2012

FESTA DI SAN ROCCO 

Anche quest’anno ci siamo trovati insieme, nel mese di agosto in occasione della Festa di San Rocco.

I fedeli come sempre hanno partecipato numerosi a ricordare questo nostro Santo.

Dopo la celebrazione della messa del 15 agosto si è svolta la benedizione dei trattori, seguita dall’incanto delle torte e da un piccolo rinfresco svoltosi alla “Cà d Giotu”.

 

FOTO FESTA ANZIANI 2012

Domenica al pomeriggio, continuando l’antica tradizione, nata da un’idea di Don Guido Martini nel 1984, sono stati festeggiati gli ottantenni di Frinco, tutti pimpanti, ancora attivi e che non dimostrano la loro età anagrafica, con visi distesi e con solo qualche piccola ruga d’espressione.

Sotto il tendone allestito dalla Proloco e le apparecchiature del suono portate da Alberto Ravizza dell’Ass. don Guido Martini, gli anziani sono stati premiati dal diacono Francesco Cantino con la consegna di una riproduzione del bollettino parrocchiale del ’32 riguardante il loro battesimo. Si sono esibiti la “Corale Mariae Nascenti” e il postino del paese, Danilo Presti (bravo dilettante),  con canti relativi ai tempi della gioventù dei festeggiati. L’animatore Beppe Morra   ha allietato la festa nonostante il caldo torrido (41°)  e sono state recitate alcune poesie da due simpatiche bambine, Asia e Veronica.

Il tutto è stato immortalato con la macchina fotografica dal bravo Luigi Ferrero.   Sono  state elencate delle curiosità relative all’anno 1932: infatti non tutti sanno che è nato il computer, è stata presentata la Balilla, ci sono state come quest’anno le Olimpiadi e l’Italia si è fatta onore con ben 12 medaglie d’oro, era l’anno di Nuvolari nell’automobilismo, di Binda nel ciclismo e Carnera nel pugilato, e l’Italia ha vinto la battaglia del grano, infatti un chilo di pane costava solo 1,60 lire, prezzo dimezzato rispetto all’anno precedente.

Sono stati ricordati i defunti, già al mattino nel corso della S. Messa, e in modo particolare due persone che si sono prodigate nell’aiutare il prossimo: uno in campo medico ed è il dott. Bruno Dapavo,  e l’altro in campo religioso, don Guido Martini. Essi sono stati missionari sulle nostre colline. Due persone che hanno fatto molto per tutti noi; non possiamo dimenticare il dottore sempre pronto ad andare a portare soccorso in qualsiasi ora e con qualsiasi condizione meteorologica: è infatti stato fatale per lui andare a fare una visita a un paziente.

 Don Guido, parroco di Frinco per 19 anni, di cui tutti  serbano un dolce ricordo per la sua simpatia, sempre pronto ad aiutare gli altri in qualsiasi situazione sia a portare un conforto nel dolore, sia a condividere una gioia o solo per stare in compagnia delle diverse generazioni.

Don Luigi ha espresso il proprio pensiero a riguardo e infine sono anche stati ricordati Gaspardone Marco e Morra Adriano.

Erano presenti i familiari che, commossi per il ricordo, hanno ricevuto una  riproduzione del bollettino parrocchiale dove a suo tempo si “parlava” dei loro cari.

Da alcuni commenti raccolti in paese e sintetizzando si è potuto capire che questa Festa degli Anziani è una cosa bella … fatta bene perche è corsa via pulita, senza appesantimenti e con il giusto tono familiare.  Alla fine è stato offerto un rinfresco ai partecipanti dalla sempre disponibile Proloco … e tutti a casa felici e contenti.                                                                                    

                                             Daniela

 

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10 COMANDAMENTI

10 COMANDAMENTI

Io sono il Signore Dio tuo:
1. Non avrai altro Dio fuori di me.
2. Non nominare il nome di Dio invano.
3. Ricordati di santificare le feste.
4. Onora il padre e la madre.
5. Non uccidere.
6. Non commettere atti impuri.
7. Non rubare.
8. Non dire falsa testimonianza.
9. Non desiderare la donna d’altri.
10. Non desiderare la roba d’altri.

STORIA CHIESA SAN ROCCO

CAPPELLA CAMPESTRE DI SAN ROCCO

(Fonte: DEZZANI Gen. Edoardo – FRINCO. Cenni storici, s.l. 1949) 

Appartenne alla confraternita dello stesso nome, All’epoca della visita pastorale del 1619 era piccolina: lunga mt. 3,70, larga mt. 2,50, alta mt. 4,50; annessa alla facciata vi era una tettoia sostenuta da due pilastri; era senza chiusura all’entrata e fu dal Vescovo ordinato che venisse provvista di porta.

Nel 1730 il Vescovo Mons. Giovanni Tosone nella sua visita notò che vi mancavano parecchi degli arredi necessari all’ornamento dell’altare e anche per la celebrazione della messa; se non si provvedeva in merito entro un trimestre la Cappella sarebbe stata dichiarata interdetta.

Qualche diecina di anni dopo fu completamente ricostruita e nella relazione del priore Francesco Sicco, fatta nel 1764, risulta rimessa a nuovo da poco tempo; la tettoia era stata abolita e la cappella ricostruita con pareti complete anche nella parte anteriore; tutta la Cappella era a questa data in ottime condizioni.

Possiede e conserva nel suo tabernacolo una reliquia di San Rocco con autentica.

Nel 1879 essa venne ampliata cioè fu allungata di circa 4 mt. Nella parte posteriore e per la larghezza limitata a 4 mt., un po’ inferiore a quella della parte anteriore preesistente e così la lunghezza totale viene ora risultare di mt. 10.

Ha la statua di San Rocco collocata e racchiusa in apposita nicchia. La campana esistente sul piccolo campanile deve essere stata già della chiesa di San Bernardino giacchè porta la seguente iscrizione: “Sancte Bernardine ora pro nobis – 1800” e deve essere quella fatta in sostituzione della precedente infranta dai francesi l’anno prima.

Nel 1836 aveva cinque staia di terra per legato di certo Antonio Grabbio con l’obbligo di una messa cantata all’anno, ciò che veniva adempiuto dal Parroco con la media corresponsione di una libella da erogarsi dai rettori. 

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 Bollettino di Frinco – Agosto 1951 

Gli annunciati restauri alla cappella di San Rocco sono stati effettuati, nell’imminenza della festa del Santo, dall’impresario Bergamo Corrado. Essi consistono nella rinnovazione di parte del muro di cinta, della scala e della facciata. Successivamente, se i mezzi lo consentiranno, si ha intenzione di rinnovare, oltre la copertura, anche l’interno. E’ stato chiamato a interessarsi della cosa un Comitato formato dal rettore Gavello Clementino e figlio Giovanni, da Ravizza Giuseppe, Cantino Alessandro, Cantino Sesto, Alasia Eduo

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 Bollettino di Frinco – Febbraio 1952 

La Cappella di San Rocco, già riparata all’esterno per la festa del santo, ha avuto recentemente ripassato il tetto. La spesa per la riparazione ammonta a L. 61.025. Resta un fondo di L. 31.529.

La chiesetta sarà rimessa a nuovo anche internamente, se Dio vuole, per la festa di San Rocco di quest’anno. Un grazie a quanti con offerte e prestazioni gratuite hanno contribuito e particolarmente al rettore Gavello Clemente e famiglia.

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 Bollettino di Frinco – Ottobre 1952 

Per la festa di San Rocco furono rimessi a nuovo l’intonaco e la tinteggiatura all’interno della sua cappella. Il lavoro fu compiuto da Mascarino Battista fu Giuseppe. Fu pure biaccata la porta e dato il nero ai banchi da Cantino Pierino. Il priore Gavello Clemente e figlio Giovanni insieme col comitato di San Rocco hanno prestato il loro valido aiuto, e la popolazione ha risposto con numerose offerte. La spesa è stata di L. 23.700. La cappella ha ancora un fondo di L. 20.000 che potranno servire per le riparazioni dei candelieri, al tronetto, alla statua di San Rocco e ai banchi; anche queste necessarie.

Quest’anno, il 16 agosto, abbiamo visto un numero eccezionale di bestie condotte alla benedizione, segno anche questo, di fede in Dio, e nella intercessione di San Rocco.

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 Bollettino di Frinco – Ottobre 1958 

La Cappella di San Rocco al termine della funzione del 16 agosto aveva in cassa L. 101.692. Si son potute così iniziare opere di restauro. Furono provvisti nuovi candelieri al posto di quelli mancanti e tutta la “parure” dell’altare è ora come nuova: candelieri, tabernacolo, tronetto, reliquiario, la corona grande sospesa al soffitto e la lampada metallica a lato dell’altare. Un’altra volta si potrà provvedere a restaurare la vecchia statua di San Rocco e mettere qualche banco al posto delle logore panchette. La spesa dei lavori fatti è di L. 60.000.

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 Bollettino di Frinco – Dicembre 1965 

Anche per la Cappella di San Rocco si è fatto qualcosa: dieci nuovi candelieri di metallo dorato sono stati inaugurati per la festa del Santo. E’ stato inoltre costruito un marciapiede in calcestruzzo lungo il muro perimetrale. Al rettore Gavello Giovanni diciamo grazie per la cura che si prende della chiesetta.

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2 PADRE GIUSEPPE GASPARDONE

p. giuseppe gaspardone

Per vedere l’albero genealogico parziale clicca > QUI

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sul Bollettino di febbraio 1952 appare in prima pagina la notizia del ritorno di Padre Gaspardone dopo 14 anni d’Africa.

Segue una sua lettera dove cerca aiuti per costruire una chiesa.

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Padre Giuseppe Gaspardone viene ricordato sul bollettino parrocchiale di Frinco (marzo 1993), dopo 25 anni dalla sua morte.

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1 PADRE SECONDO CANTINO

padre secondo cantino x quadro

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Ricordino della 1a Messa di p. Secondo Cantino

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Per leggere e “partecipare” alla vita che padre Secondo ha trascorso in Africa basta cliccare QUI

INFATTI troverete un sito in cui sono raccolti tutti i notiziari DUMA (Diamo Una MAno), le adozioni a distanza da lui create (ancora attive tramite DUMA onlus) e tante altre informazioni.

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Le prime reazioni alla sua morte dall’Africa sono state numerose. 

PADRE VITO GIROTTO che dal 1995 era parroco di Notre Dame de Fatima, al posto di padre Secondo subito ci scrive: alla notizia la nostra gente non voleva credere e diceva “non è possibile che padre Cantino se ne sia andato così senza venirci a salutare come ci aveva promesso”. 

SUOR DONATA: “ la morte di padre Secondo non ha scosso solo noi, ma tutti i suoi amici, poveri e ricchi; in questi giorni c’è stato un via vai di persone per farci le condoglianze e piangendo avevano qualcosa da raccontare, del bene che lui ha fatto, dell’aiuto che ha dato e della sua umanità non comune: era il papà di tutti!” 

PADRE GIANIERO RULFI: “ Vorrei essere in comunione con voi e con tutti gli amici di p. Secondo: lo penso sorridente come sempre, nella pace del Signore. Ci sta guardando: ora può veramente rendersi conto di quanto gli volevamo bene”. 

Spero che qualcuno raccolga questo mio messaggio!

PADRE DARIO DOZIO: “ho avuto la fortuna di incontrarlo in Africa, in mezzo alla sua gente che ha tanto amato, giusto poche settimane prima che i dottori gli scoprissero il male. Seduti sui gradini di legno della sua “Mission par Terre”, circondati da un mare di ragazzi della baraccopoli di San Pedro, abbiamo chiacchierato a lungo e il pomeriggio era letteralmente volato tra una registrazione e qualche bicchiere di vino. Rivedere quel video ha rinnovato in me l’entusiasmo e la voglia di lavorare come lui, in mezzo agli ultimi. Forse questa è la più bella eredità di padre Secondo. Riporto solo la finale di quella lunga intervista. “Padre Cantino, dopo tanti anni di missione, cosa resta di tutto il tuo lavoro?” “Quale la mia conclusione di tutti questi miei anni d’Africa? Anzitutto tanta sofferenza. A volte vorrei scappare, perché è duro portare la sofferenza degli altri. Possono passare da me, ogni giorno, anche duecento persone, tutte con problemi gravi. Dal mattino alla sera, sempre così… quello che mi logora di più è vederli soffrire. Ma c’è anche un lato bello: la gioia immensa di condividere la loro vita. Sento forte l’amicizia di tutti. L’amicizia della gente mi riempie di gioia… La mia vita è stata bellissima. Ora però sono sfinito, e c’è bisogno di qualcun altro che prenda il mio posto. Così dico ai giovani: se avete il coraggio di uscire dalla mediocrità, di cambiare vita per amore di Cristo e dei fratelli, sarete felicissimi. Se la mia vita finisse adesso, sarei contento, soddisfatto. Vale davvero la pena di aver vissuto. Grazie anzitutto ai miei fratelli africani che mi hanno dato questa felicità. Poi alla SMA e ai miei superiori: senza di loro non sarei mai andato in Africa. Spero che qualcuno raccolga questo mio messaggio di gioia e di entusiasmo”.

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STORIA dal 1227

LA CHIESA PARROCCHIALE NATIVITA’ DI MARIA VERGINE IN FRINCO

La prima documentazione sulla chiesa è datata 19 aprile 1227: una convenzione fra il Comune di Asti ed il marchese Bonifacio del Monferrato fu redatta nella chiesa di Frinco, come riferisce il Codex Astensis.

La chiesa fu edificata di sicuro successivamente al castello, visto che si trova proprio a ridosso dello stesso e quindi avrebbe parzialmente impedito la realizzazione delle robuste fondamenta del maniero.

Dato che per molti secoli fu consuetudine tumulare i morti nelle chiese, e successivamente anche sepellirli nei sagrati o nelle immediate vicinanze (questo sino al 1750, anno in cui vennero emanate disposizioni che imposero la costruzione dei cimiteri esterni agli abitati), si presume che la chiesa attuale sorge sullo stesso punto di quella citata nel XIII secolo perché all’interno dell’edificio vi è un grande sepolcro e dietro la chiesa esisteva un antico cimitero.

Nel 1345, sul Registro delle chiese della Diocesi di Asti, risulta che Frinco dipendesse dalla pieve di Cossombrato.
Sulla chiesa di Frinco esercitarono il loro potere anche i signori del castello, in particolare i Mazzetti, i quali avevano anche il diritto di consultazione per la nomina dei parroci.

Nel 1585 durante la visita pastorale del vescovo di Asti monsignor Angelo Peruzio, la chiesa di Frinco, nonostante fosse già stata nominata parrocchia, fu trovata piccola, male in arnese e sprovvista di pavimento.
Nella descrizione della visita la chiesa risulta avere tre sole finestre: una nella facciata sopra la porta, una sul lato est ed una nel coro; il coro stesso era arredato con un banco, due panche ed un muretto con funzione di sedile; la fonte battesimale era in pessime condizioni, al contrario del confessionale.

Nel 1619 risulta che la chiesa è internamente dotata di una piccola campana.

In alcuni documenti del 1633, mentre era parroco don Antonio Caldara da Castell’Alfero, risulta che parte della chiesa fosse proprietà dei Mazzetti.

Nel 1663 alcune spese di restauro all’edificio furono sostenute in parte dai Mazzetti ed in parte dalla comunità frinchese; parroco era don Francesco Bernardo Gatto da Diano Marina.

Nel 1660 fu edificato il campanile, di cui la chiesa era sprovvista sin dalla sua costruzione, durante la guida del parroco don Francesco Domenico Varesio.
Il campanile fu costruito sullo stesso sito dell’attuale, alla singolare distanza di circa 100 metri dalla chiesa, probabilmente ciò fu dovuto all’imposizione dei Mazzetti, Signori di Frinco.
Esso era alto 12 metri ed aveva due campane, una di 100 e l’altra di 165 kg circa.
L’edificazione del campanile fu voluta da un certo Secondino Angelino che alla sua morte fece un lascito appunto per la costruzione del campanile della chiesa in cambio di un vitalizio di preghiere per la sua anima.

Nel 1749 durante la visita pastorale del vescovo monsignor Filippo Felissano la chiesa risulta provvista di pavimento, riparata ed abbellita con varie decorazioni e dipinti.
Sono citate tre reliquie: una costituita da legno della Santa Croce, la seconda da ossa di San Fedele, la terza da ossa di Santa Venusta, tutte con i relativi sigilli e lettere di autenticità.
Sul finire dello stesso anno fu aperta, a spese del marchese Giulio Cesare Mazzetti, una porta sul fianco dell’edificio lato castello per permettere l’accesso diretto alle funzioni da parte di Signori di Frinco. Lo stesso marchese si impegnò nell’occasione a pagare le spese di riparazione del pavimento e dell’altare.

Nel 1758 fu costruito l’attuale campanile su progetto del capomastro Giuseppe Dapavo di Frinco.
E’ alto 27 metri con base quadrata di 5 metri per lato, distante da ogni costruzione.
Una pietra arenaria inserita nella muratura riporta la data di costruzione che fu ultimata il 14 novembre 1758. Furono reinstallate sul campanile le vecchie campane.

Nel 1759 si decise di fondere la campana maggiore del campanile e realizzarne un’altra più grande con altro metallo. Fu installata così un’altra campana che era di circa 330 kg, peso doppio rispetto alla precedente; la fusione fu fatta a Montechiaro.

Nel 1761 fu rifatta anche la seconda campana e quella nuova installata era del peso di circa 240 kg.

Nel 1764 il parroco don Francesco Sicco fa rilevare che la chiesa è in ottimo stato.

Nel 1771 venne sostituito l’altare maggiore in mattoni con uno in marmo, quello attuale.

Nel 1776, dopo che la campana maggiore si ruppe, fu deciso di fondere entrambe le campane del campanile per realizzarne tre dalla fusione, che avvenne questa volta a Frinco. Furono così installate tre campane del peso rispettivamente di 370, 249 e 175 kg circa.
Dai documenti risulta che il campanile era già dotato di orologio.

Il 4 gennaio 1800 durante l’occupazione francese, le tre campane furono infrante dai Francesi stessi intervenuti a Frinco per sedare una rivolta popolare contro gli invasori; le campane erano ree di aver dato il segnale della sommossa.
Nello stesso anno fu rifatta la campana maggiore del peso di circa 550 kg, tuttora esistente.

Nel 1805 la parrocchia frinchese fu inserita nel vicariato di Cunico.

Nel 1817 divenne unità pastorale del vicariato di Montechiaro.

Nel 1826 con le offerte dei parrocchiani fu costruita una campana di circa 230 kg, tuttora esistente.

Nel 1830 sempre con le offerte fu costruita la campana mezzana di circa 470 kg, tuttora esistente.

Dal 1842 il parroco venne affiancato da un vice-curato, il quale riceveva dal Comune una sovvenzione annuale di 500 lire.

Nel 1883 la chiesa fu ampliata su iniziativa del parroco don Pietro Conti, edificando una nuova navata laterale destra che aumentò la capienza di un terzo. Il continuo aumento della popolazione aveva reso insufficiente la capacità di accogliere i fedeli della chiesa, infatti la popolazione di Frinco nel 1742 era di 757 abitanti, nel 1836 era divenuta di 1200 e nel 1883 addirittura passata a 1612 anime.

Nel 1895 la chiesa venne ulteriormente ampliata, nuovamente per l’impegno dello stesso parroco Conti, con la costruzione della navata sinistra verso il castello, identica alla destra già realizzata.

Nel 1897 furono ultimati i lavori che prevedevano anche il prolungamento dell’edificio arretrando di due arcate l’abside per far spazio ai fedeli, considerato il fatto che la popolazione di Frinco aveva raggiunto il considerevole numero di 2007 abitanti. Nel contempo le panche vennero sostituite dai banchi con inginocchiatoio ed il pulpito spostato sulla parte sinistra della navata centrale.

Nel 1911 fu commissionato l’organo che ancora oggi è in dotazione alla chiesa, per volere del parroco don Giovanni Battista Ponzo. I lavori proseguirono per tre anni visto che l’organo a canne fu costruito direttamente sul posto dalla ditta Lingua di Torino.
L’organo fu dotato di una elettroventola nel 1943 e nel 1987 fu restaurato per volere del parroco don Guido Martini dall’organaro Dorigato di Chambave (AO).

Nel 1925 il parroco don Ponzo fece restaurare il tetto della navata centrale e nello stesso anno fece decorare le volte e le pareti interne dal pittore Giuseppe Gardino.

Nel 1928 lo stesso parroco si adoperò per rifare la facciata che prese l’estetica attuale con le tre porte d’ingresso.

Nel 1942 il parroco don Giovanni Riccio fece eseguire altri lavori: risanamento della parete esterna lato castello, sostituzione della balaustra in marmo, un nuovo battistero.

Nel 1959 don Rosso fece restaurare le decorazioni interne risalenti al 1925, sistemò il tetto, migliorò la scalinata dell’altare maggiore e fece installare un tabernacolo blindato.

Nel 1963 viene automatizzato il sistema campanario del campanile, sino ad allora affidato ai campanari, ultimo dei quali fu Giuseppe Varesio.

Nel 1995 furono compiuti alcuni lavori di consolidamento, necessari a causa di una crepa generata dall’instabilità del sottosuolo.

Nel 1997 viene installata una suggestiva illuminazione notturna del campanile.

ricav. da: http://www.frinco.altervista.org/pieve.htm

PARROCI DAL 1574

ELENCO DEI PARROCI DI FRINCO

1   – Don Lodovico +1574
2   – Don Antonio Bottino da Colcavagno – nominato il 07-01-1575
3   – Don Giovanni Battista Jacossa da Rocca Vignale – nom. 18-06-1591
4   – Don Matteo Riccio, nominato 31-10-1593
5   – Don Antonio Caldara da Castell’Alfero – nom. 24-06-1618
6   – Don Secondo Rioglia da Montaldo Scarampi – nom. 06-11-1633
7   – Don Francesco Munda, nom. 09-03-1641
8   – Don Andrea Baldi da Trino, Diocesi di Casale – nom. 12-06-1645
9   – Don Francesco Bernardo Gatto da Diano Marina – nom. 10-05-1656
10 – Don Giovanni Battista Bay da Riva di Chieri – nom. 22-06-1674
11 – Don Francesco Tommaso Varesio da Frinco – nom. 04-02-1694
12 – Don Bartolomeo Tardito da Roccaverano – nom. 15-05-1710
13 – Don Francesco Domenico Varesio da Frinco – nom. 13-11-1730
14 – Don Giovanni Francesco Sicco, nom. 09-05-1759
15 – Don Lorenzo Amedeo Chesta da Ritana (To) – nom. 22-06-1789
16 – Don Francesco Maria Mortara da Castellinaldo – nom. 13-02-1817
17 – Don Lorenzo Ricca da Camerano – nom. 03-05-1827
18 – Don Secondo Penna da Settime – nom. 13-07-1839
19 – Don Giuseppe Ghiazza, nom. 10-10-1876
20 – Don Pietro Conti da Asti – nom. 21-02-1881
21 – Don Giovanni Battista Ponzo da Costigliole (At) – nom. 11-12-1907
22 – Don Giovanni Riccio da Monale – nom. 01-10-1940
23 – Don Giuseppe Rosso da Zanco – nom. 18-11-1947
24 – Don Guido Martini da Zanco – nom. 08-12-1982
25 – Don Luigi Binello da Asti – nom. 28-09-2003
26 – p. Taddeo Livero Judson da Kerala (India) – nom. 2.09.2012
27 – Don Claudio Sganga da Andria (BA) – nom. 01.12.2014

Cantino Francesco diacono – collaboratore pastorale dal 2007

IL DIACONO

DIACONO FRANCESCO3 Francesco Cantino diacono
nato a Frinco nel 1943
e ordinato nel 1998 a Torino

Collaboratore Pastorale
della Parrocchia Natività di M.V. 
in Frinco dal 2007

Abitazione: Località Noceto 13
14030  –  Frinco  –  AT
Tel.  0141.904106
Cell. 3471590902

P. TADDEO

 

p. Taddeo

p. Taddeo

padre Taddeo Livero Judson

nato in Kerala nel 1973

e ordinato nel 2004

Amministratore Parrocchiale
della Parrocchia Natività di M.V. 
in Frinco dal 22-09-2012.

E’ anche Amministratore Parrocchiale
delle Parrocchie di Corsione,
Villa San Secondo e Cossombrato,
dove risiede la Comunità Casa Galilea
Piazza Santo Stefano 2
 – Cossombrato  – AT
Cell. 3887927106