Archivio mensile:febbraio 2013

Catechismo Chiesa Cattolica

Asti, 2 febbraio 2013                              Invito del Vescovo

Carissimi,   in questo anno della fede mi sento impegnato a proporre in prima persona un cammino di riflessione sulla fede, condividendolo con tutti voi che siete i più diretti collaboratori nella proposta di fede alle nostre comunità.             Per questo desidero invitare tutti a quattro incontri programmati durante la prossima quaresima, in Cattedrale alle ore 21 di mercoledì 20 febbraio, mercoledì 27 febbraio, mercoledì 13 marzo e mercoledì 20 marzo. Si tratterà solo dell’inizio di una catechesi sistematica, che mi auguro possa continuare in ogni parrocchia e comunità ecclesiale, in cui presenterò i primi capitoli del Catechismo della chiesa Cattolica:

20.02.2013  L’uomo è capace di Dio 

27.02.2013   Dio viene incontro all’uomo

13.03.2013  la Rivelazione Divina  

20.03.2013   la Sacra Scrittura.

Nella convinzione che questi argomenti costituiscano le convinzioni basilari di chi accompagna i fratelli in un cammino di fede, mi permetto di invitarvi personalmente a partecipare, anche per approfondire quel cammino di Chiesa che ci unisce e affratella.

Con l’augurio di una quaresima che ci aiuti tutti a crescere nella fede e con i più cordiali saluti.

X Francesco Ravinale

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Cammino di riflessione sulla fede

Cattedrale di Asti – predica il nostro Vescovo Mons. Francesco Ravinale

mercoledì 20 febbraio

CAPITOLO PRIMO (C.C.C.)

L’UOMO È “CAPACE” DI DIO

I. Il desiderio di Dio 

27 Il desiderio di Dio è inscritto nel cuore dell’uomo, perché l’uomo è stato creato da Dio e per Dio; e Dio non cessa di attirare a sé l’uomo e soltanto in Dio l’uomo troverà la verità e la felicità che cerca senza posa: 

La ragione più alta della dignità dell’uomo consiste nella sua vocazione alla comunione con Dio. Fin dal suo nascere l’uomo è invitato al dialogo con Dio: non esiste, infatti, se non perché, creato per amore da Dio, da lui sempre per amore è conservato, né vive pienamente secondo verità se non lo riconosce liberamente e se non si affida al suo Creatore [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 19]. 

28 Nel corso della loro storia, e fino ai giorni nostri, gli uomini in molteplici modi hanno espresso la loro ricerca di Dio attraverso le loro credenze ed i loro comportamenti religiosi (preghiere, sacrifici, culti, meditazioni, ecc). Malgrado le ambiguità che possono presentare, tali forme d’espressione sono così universali che l’uomo può essere definito un essere religioso: 

Dio creò da uno solo tutte le nazioni degli uomini, perché abitassero su tutta la faccia della terra. Per essi ha stabilito l’ordine dei tempi e i confini del loro spazio, perché cercassero Dio, se mai arrivino a trovarlo andando come a tentoni, benché non sia lontano da ciascuno di noi. In lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo (⇒ At 17,26-28). 

29 Ma questo “intimo e vitale legame con Dio” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 19] può essere dimenticato, misconosciuto e perfino esplicitamente rifiutato dall’uomo. Tali atteggiamenti possono avere origini assai diverse: [Cf ibid., 19-21] la ribellione contro la presenza del male nel mondo, l’ignoranza o l’indifferenza religiosa, le preoccupazioni del mondo e delle ricchezze, [Cf ⇒ Mt 13,22 ] il cattivo esempio dei credenti, le correnti di pensiero ostili alla religione, e infine la tendenza dell’uomo peccatore a nascondersi, per paura, davanti a Dio [Cf ⇒ Gen 3,8-10 ] e a fuggire davanti alla sua chiamata [Cf ⇒ Gn 1,3 ]. 

30 “Gioisca il cuore di chi cerca il Signore” (⇒ Sal 105,3). Se l’uomo può dimenticare o rifiutare Dio, Dio però non si stanca di chiamare ogni uomo a cercarlo perché viva e trovi la felicità. Ma tale ricerca esige dall’uomo tutto lo sforzo della sua intelligenza, la rettitudine della sua volontà, “un cuore retto” ed anche la testimonianza di altri che lo guidino nella ricerca di Dio. 

Tu sei grande, Signore, e ben degno di lode; grande è la tua virtù e la tua sapienza incalcolabile. E l’uomo vuole lodarti, una particella del tuo creato che si porta attorno il suo destino mortale, che si porta attorno la prova del suo peccato e la prova che tu resisti ai superbi. Eppure l’uomo, una particella del tuo creato, vuole lodarti. Sei tu che lo stimoli a dilettarsi delle tue lodi, perché ci hai fatti per te e il nostro cuore non ha posa finché non riposa in te [Sant’Agostino, Confessiones, 1, 1, 1].

II. Le vie che portano alla conoscenza di Dio

 31 Creato a immagine di Dio, chiamato a conoscere e ad amare Dio, l’uomo che cerca Dio scopre alcune “vie” per arrivare alla conoscenza di Dio. Vengono anche chiamate “prove dell’esistenza di Dio”, non nel senso delle prove ricercate nel campo delle scienze naturali, ma nel senso di “argomenti convergenti e convincenti” che permettono di raggiungere vere certezze.

Queste “vie” per avvicinarsi a Dio hanno come punto di partenza la creazione: il mondo materiale e la persona umana. 

32 Il mondo: partendo dal movimento e dal divenire, dalla contingenza, dall’ordine e dalla bellezza del mondo si può giungere a conoscere Dio come origine e fine dell’universo. 

San Paolo riguardo ai pagani afferma “Ciò che di Dio si può conoscere è loro manifesto; Dio stesso lo ha loro manifestato. Infatti, dalla creazione del mondo in poi, le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l’intelletto nelle opere da lui compiute, come la sua eterna potenza e divinità” (⇒ Rm 1,19-20) [Cf ⇒ At 14,15; ⇒ At 14,17; 32 ⇒ At 17,27-28; ⇒ Sap 13,1-9 ].

E sant’Agostino: “Interroga la bellezza della terra, del mare, dell’aria rarefatta e dovunque espansa; interroga la bellezza del cielo… interroga tutte queste realtà. Tutte ti risponderanno: guardaci pure e osserva come siamo belle. La loro bellezza è come un loro inno di lode [“confessio”]. Ora, queste creature, così belle ma pur mutevoli, chi le ha fatte se non uno che è bello [“Pulcher”] in modo immutabile?” [Sant’Agostino, Sermones, 241, 2: PL 38, 1134]. 

33 L’ uomo: con la sua apertura alla verità e alla bellezza, con il suo senso del bene morale, con la sua libertà e la voce della coscienza, con la sua aspirazione all’infinito e alla felicità, l’uomo si interroga sull’esistenza di Dio. In queste aperture egli percepisce segni della propria anima spirituale. “Germe dell’eternità che porta in sé, irriducibile alla sola materia”, [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 18; cf 14] la sua anima non può avere la propria origine che in Dio solo.

 34 Il mondo e l’uomo attestano che essi non hanno in se stessi né il loro primo principio né il loro fine ultimo, ma che partecipano all’Essere in sé, che non ha né origine né fine. Così, attraverso queste diverse “vie”, l’uomo può giungere alla conoscenza dell’esistenza di una realtà che è la causa prima e il fine ultimo di tutto “e che tutti chiamano Dio” [San Tommaso d’Aquino, Summa theologiae, I, 2, 3].

35 L’uomo ha facoltà che lo rendono capace di conoscere l’esistenza di un Dio personale. Ma perché l’uomo possa entrare nella sua intimità, Dio ha voluto rivelarsi a lui e donargli la grazia di poter accogliere questa Rivelazione nella fede. Tuttavia, le “prove” dell’esistenza di Dio possono disporre alla fede ed aiutare a constatare che questa non si oppone alla ragione umana.

III. La conoscenza di Dio secondo la Chiesa 

36 “La santa Chiesa, nostra madre, sostiene e insegna che Dio, principio e fine di tutte le cose, può essere conosciuto con certezza con il lume naturale della ragione umana partendo dalle cose create” [Concilio Vaticano I: Denz. -Schönm., 3004; cf 3026; Conc. Ecum. Vat. II, Dei ]. Senza questa capacità, l’uomo non potrebbe accogliere la Rivelazione di Dio. L’uomo ha questa capacità perché è creato “a immagine di Dio” [Cf ⇒ Gen 1,27 ]. 

37 Tuttavia, nelle condizioni storiche in cui si trova, l’uomo incontra molte difficoltà per conoscere Dio con la sola luce della ragione. 

Infatti, sebbene la ragione umana, per dirla semplicemente, con le sole sue forze e la sua luce naturale possa realmente pervenire ad una conoscenza vera e certa di un Dio personale, il quale con la sua Provvidenza si prende cura del mondo e lo governa, come pure di una legge naturale inscritta dal Creatore nelle nostre anime, tuttavia la stessa ragione incontra non poche difficoltà ad usare efficacemente e con frutto questa sua capacità naturale. Infatti le verità che concernono Dio e riguardano i rapporti che intercorrono tra gli uomini e Dio, trascendono assolutamente l’ordine delle cose sensibili, e, quando devono tradursi in azioni e informare la vita, esigono devoto assenso e la rinuncia a se stessi. Lo spirito umano, infatti, nella ricerca intorno a tali verità, viene a trovarsi in difficoltà sotto l’influsso dei sensi e della immaginazione ed anche a causa delle tendenze malsane nate dal peccato originale. Da ciò consegue che gli uomini facilmente si persuadono, in tali argomenti, che è falso o quanto meno dubbio ciò che essi non vorrebbero che fosse vero” [Pio XII, Lett. enc. Humani generis: Denz. -Schönm., 3875]. 

38 Per questo l’uomo ha bisogno di essere illuminato dalla Rivelazione di Dio, non solamente su ciò che supera la sua comprensione, ma anche sulle “verità religiose e morali che, di per sé, non sono inaccessibili alla ragione, affinché nella presente condizione del genere umano possano essere conosciute da tutti senza difficoltà, con ferma certezza e senza mescolanza d’errore” [Pio XII, Lett. enc. Humani generis: Denz. -Schönm., 3875].

IV. Come parlare di Dio? 

39 Nel sostenere la capacità che la ragione umana ha di conoscere Dio, la Chiesa esprime la sua fiducia nella possibilità di parlare di Dio a tutti gli uomini e con tutti gli uomini. Questa convinzione sta alla base del suo dialogo con le altre Religioni, con la filosofia e le scienze, come pure con i non credenti e gli atei. 

40 Essendo la nostra conoscenza di Dio limitata, lo è anche il nostro linguaggio su Dio. Non possiamo parlare di Dio che a partire dalle creature e secondo il nostro modo umano, limitato, di conoscere e di pensare. 

41 Le creature hanno tutte una certa somiglianza con Dio, in modo particolarissimo l’uomo creato a immagine e somiglianza di Dio. Le molteplici perfezioni delle creature (la loro verità, bontà, bellezza) riflettono dunque la perfezione infinita di Dio. Di conseguenza, noi possiamo parlare di Dio a partire dalle perfezioni delle sue creature, “difatti dalla grandezza e bellezza delle creature per analogia si conosce l’Autore” (⇒ Sap 13,5). 

42 Dio trascende ogni creatura. Occorre dunque purificare continuamente il nostro linguaggio da ciò che ha di limitato, di immaginoso, di imperfetto per non confondere il Dio “ineffabile, incomprensibile, invisibile, inafferrabile” [Liturgia di san Giovanni Crisostomo, Anafora] con le nostre rappresentazioni umane. Le parole umane restano sempre al di qua del Mistero di Dio. 

43 Parlando così di Dio, il nostro linguaggio certo si esprime alla maniera umana, ma raggiunge realmente Dio stesso, senza tuttavia poterlo esprimere nella sua infinita semplicità. Ci si deve infatti ricordare che “non si può rilevare una qualche somiglianza tra Creatore e creatura senza che si debba notare tra di loro una dissomiglianza ancora maggiore”, [Concilio Lateranense IV: Denz. -Schönm., 806] e che “noi non possiamo cogliere di Dio ciò che Egli è, ma solamente ciò che Egli non è, e come gli altri esseri si pongano in rapporto a lui” [San Tommaso d’Aquino, Summa contra gentiles, 1, 30].

IN SINTESI 

44 L’uomo è per natura e per vocazione un essere religioso. Poiché viene da Dio e va a Dio, l’uomo non vive una vita pienamente umana, se non vive liberamente il suo rapporto con Dio. 

45 L’uomo è creato per vivere in comunione con Dio, nel quale trova la propria felicità: “Quando mi sarò unito a Te con tutto me stesso, non esisterà per me dolore e pena. Sarà vera vita la mia, tutta piena di Te” [Sant’Agostino, Confessiones, 10, 28, 39]. 

46 Quando ascolta il messaggio delle creature e la voce della propria coscienza, l’uomo può raggiungere la certezza dell’esistenza di Dio, causa e fine di tutto. 

47 La Chiesa insegna che il Dio unico e vero, nostro Creatore e Signore, può essere conosciuto con certezza attraverso le sue opere, grazie alla luce naturale della ragione umana [Cf Concilio Vaticano I: Denz. -Schönm., 3026]. 

48 Partendo dalle molteplici perfezioni delle creature, similitudini del Dio infinitamente perfetto, possiamo realmente parlare di Dio, anche se il nostro linguaggio limitato non ne esaurisce il Mistero. 

49 “La creatura senza il Creatore svanisce” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 36]. Ecco perché i credenti sanno di essere spinti dall’amore di Cristo a portare la luce del Dio vivente a coloro che lo ignorano o lo rifiutano.

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Cammino di riflessione sulla fede

Cattedrale di Asti – predica il nostro Vescovo Mons. Francesco Ravinale

mercoledì 27 febbraio

CAPITOLO SECONDO (C.C.C.)
DIO VIENE INCONTRO ALL’UOMO

50 Per mezzo della ragione naturale, l’uomo può conoscere Dio con certezza a partire dalle sue opere. Ma esiste un altro ordine di conoscenza a cui l’uomo non può affatto arrivare con le sue proprie forze, quello della rivelazione divina.49 Per una decisione del tutto libera, Dio si rivela e si dona all’uomo svelando il suo mistero, il suo disegno di benevolenza prestabilito da tutta l’eternità in Cristo a favore di tutti gli uomini. Egli rivela pienamente il suo disegno inviando il suo Figlio prediletto, il Signore nostro Gesù Cristo, e lo Spirito Santo.

ARTICOLO 1
LA RIVELAZIONE DI DIO

I. Dio rivela il suo «disegno di benevolenza»

51 « Piacque a Dio nella sua bontà e sapienza rivelare se stesso e far conoscere il mistero della sua volontà, mediante il quale gli uomini, per mezzo di Cristo, Verbo fatto carne, nello Spirito Santo hanno accesso al Padre e sono così resi partecipi della divina natura ».50

52 Dio che « abita una luce inaccessibile » (1 Tm 6,16) vuole comunicare la propria vita divina agli uomini da lui liberamente creati, per farli figli adottivi nel suo unico Figlio.51 Rivelando se stesso, Dio vuole rendere gli uomini capaci di rispondergli, di conoscerlo e di amarlo ben più di quanto sarebbero capaci da se stessi.

53 Il disegno divino della Rivelazione si realizza ad un tempo « con eventi e parole » che sono «intimamente connessi tra loro »52 e si chiariscono a vicenda. Esso comporta una « pedagogia divina» particolare: Dio si comunica gradualmente all’uomo, lo prepara per tappe a ricevere la rivelazione soprannaturale che egli fa di se stesso e che culmina nella Persona e nella missione del Verbo incarnato, Gesù Cristo.

Sant’Ireneo di Lione parla a più riprese di questa pedagogia divina sotto l’immagine della reciproca familiarità tra Dio e l’uomo: « Il Verbo di Dio […] pose la sua abitazione tra gli uomini e si è fatto Figlio dell’uomo, per abituare l’uomo a comprendere Dio e per abituare Dio a mettere la sua dimora nell’uomo secondo la volontà del Padre ».53

II. Le tappe della Rivelazione

Fin dal principio, Dio si fa conoscere

54 « Dio, il quale crea e conserva tutte le cose per mezzo del Verbo, offre agli uomini nelle cose create una perenne testimonianza di sé. Inoltre, volendo aprire la via della salvezza celeste, fin dal principio manifestò se stesso ai progenitori ».54 Li ha invitati ad una intima comunione con sé, rivestendoli di uno splendore di grazia e di giustizia.

55 Questa rivelazione non è stata interrotta dal peccato dei nostri progenitori. Dio, in realtà, « dopo la loro caduta, con la promessa della redenzione, li risollevò nella speranza della salvezza ed ebbe costante cura del genere umano, per dare la vita eterna a tutti coloro i quali cercano la salvezza con la perseveranza nella pratica del bene ».55

« Quando, per la sua disobbedienza, l’uomo perse la tua amicizia, tu non l’hai abbandonato in potere della morte. […] Molte volte hai offerto agli uomini la tua alleanza ».56

L’Alleanza con Noè

56 Dopo che l’unità del genere umano è stata spezzata dal peccato, Dio cerca prima di tutto di salvare l’umanità intervenendo in ciascuna delle sue parti. L’Alleanza con Noè dopo il diluvio57 esprime il principio dell’economia divina verso le « nazioni », ossia gli uomini riuniti in gruppi, « ciascuno secondo la propria lingua e secondo le loro famiglie, nelle loro nazioni » (Gn 10,5).58

57 Quest’ordine, ad un tempo cosmico, sociale e religioso della pluralità delle nazioni,59 ha lo scopo di limitare l’orgoglio di una umanità decaduta, la quale, concorde nella malvagità,60 vorrebbe costruire da se stessa la propria unità alla maniera di Babele.61 Ma, a causa del peccato,62 sia il politeismo che l’idolatria della nazione e del suo capo costituiscono una continua minaccia di perversione pagana per questa economia provvisoria.

58 L’Alleanza con Noè resta in vigore per tutto il tempo delle nazioni,63 fino alla proclamazione universale del Vangelo. La Bibbia venera alcune grandi figure delle « nazioni », come « Abele il giusto », il re-sacerdote Melchisedek,64 figura di Cristo,65 i giusti « Noè, Daniele e Giobbe » (Ez 14,14). La Scrittura mostra così a quale altezza di santità possano giungere coloro che vivono secondo l’Alleanza di Noè nell’attesa che Cristo riunisca « insieme tutti i figli di Dio che erano dispersi » (Gv 11,52).

Dio elegge Abramo

59 Per riunire tutta l’umanità dispersa, Dio sceglie Abram chiamandolo: « Vattene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre » (Gn 12,1), per fare di lui Abramo (Abraham), vale a dire « il padre di una moltitudine di popoli » (Gn 17,5): « In te saranno benedette tutte le famiglie della terra » (Gn 12,3).66

60 Il popolo discendente da Abramo sarà il depositario della Promessa fatta ai patriarchi, il popolo dell’elezione,67 chiamato a preparare la ricomposizione, un giorno, nell’unità della Chiesa, di tutti i figli di Dio;68 questo popolo sarà la radice su cui verranno innestati i pagani diventati credenti.69

61 I patriarchi e i profeti ed altre figure dell’Antico Testamento sono stati e saranno sempre venerati come santi in tutte le tradizioni liturgiche della Chiesa.

Dio forma Israele come suo popolo

62 Dopo i patriarchi, Dio forma Israele quale suo popolo salvandolo dalla schiavitù dell’Egitto. Conclude con lui l’Alleanza del Sinai e gli dà, per mezzo di Mosè, la sua Legge, perché lo riconosca e lo serva come l’unico Dio vivo e vero, Padre provvido e giusto giudice, e stia in attesa del Salvatore promesso.70

63 Israele è il popolo sacerdotale di Dio,71 colui che « porta il nome del Signore » (Dt 28,10). È il popolo di coloro « a cui Dio ha parlato quale primogenito »,72 il popolo dei « fratelli maggiori » nella fede di Abramo.73

64 Attraverso i profeti, Dio forma il suo popolo nella speranza della salvezza, nell’attesa di un’Alleanza nuova ed eterna destinata a tutti gli uomini74 e che sarà inscritta nei cuori.75 I profeti annunziano una radicale redenzione del popolo di Dio, la purificazione da tutte le sue infedeltà,76 una salvezza che includerà tutte le nazioni.77 Saranno soprattutto i poveri e gli umili del Signore78 che porteranno questa speranza. Le donne sante come Sara, Rebecca, Rachele, Miryam, Debora, Anna, Giuditta ed Ester hanno conservato viva lasperanza della salvezza d’Israele. Maria ne è l’immagine più luminosa.79

III. Cristo Gesù – «mediatore e pienezza di tutta la Rivelazione»

Dio ha detto tutto nel suo Verbo

65 « Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio » (Eb 1,1-2). Cristo, il Figlio di Dio fatto uomo, è la Parola unica, perfetta e definitiva del Padre, il quale in lui dice tutto, e non ci sarà altra parola che quella. San Giovanni della Croce, sulle orme di tanti altri, esprime ciò in maniera luminosa, commentando Eb 1,1-2:

« Dal momento in cui ci ha donato il Figlio suo, che è la sua unica e definitiva Parola, ci ha detto tutto in una sola volta in questa sola Parola e non ha più nulla da dire. […] Infatti quello che un giorno diceva parzialmente ai profeti, ce l’ha detto tutto nel suo Figlio, donandoci questo tutto che è il suo Figlio. Perciò chi volesse ancora interrogare il Signore e chiedergli visioni o rivelazioni, non solo commetterebbe una stoltezza, ma offenderebbe Dio, perché non fissa il suo sguardo unicamente in Cristo e va cercando cose diverse o novità al di fuori di lui ».81

Non ci sarà altra rivelazione

66 « L’economia cristiana, in quanto è Alleanza nuova e definitiva, non passerà mai e non c’è da aspettarsi alcuna nuova rivelazione pubblica prima della manifestazione gloriosa del Signore nostro Gesù Cristo ».82 Tuttavia, anche se la Rivelazione è compiuta, non è però completamente esplicitata; toccherà alla fede cristiana coglierne gradualmente tutta la portata nel corso dei secoli.

67 Lungo i secoli ci sono state delle rivelazioni chiamate « private », alcune delle quali sono state riconosciute dall’autorità della Chiesa. Esse non appartengono tuttavia al deposito della fede. Il loro ruolo non è quello di « migliorare » o di « completare » la Rivelazione definitiva di Cristo, ma di aiutare a viverla più pienamente in una determinata epoca storica. Guidato dal Magistero della Chiesa, il senso dei fedeli sa discernere e accogliere ciò che in queste rivelazioni costituisce un appello autentico di Cristo o dei suoi santi alla Chiesa.

La fede cristiana non può accettare « rivelazioni » che pretendono di superare o correggere la Rivelazione di cui Cristo è il compimento. È il caso di alcune religioni non cristiane ed anche di alcune recenti sette che si fondano su tali « rivelazioni ».

In sintesi

68 Per amore, Dio si è rivelato e si è donato all’uomo. Egli offre così una risposta definitiva e sovrabbondante agli interrogativi che l’uomo si pone sul senso e sul fine della propria vita.

69 Dio si è rivelato all’uomo comunicandogli gradualmente il suo mistero attraverso gesti e parole.

70 Al di là della testimonianza che dà di se stesso nelle cose create, Dio si è manifestato ai nostri progenitori. Ha loro parlato e, dopo la caduta, ha loro promesso la salvezza83 ed offerto la sua Alleanza.

71 Dio ha concluso con Noè un’Alleanza eterna tra lui e tutti gli esseri viventi.84 Essa durerà tanto quanto durerà il mondo.

72 Dio ha eletto Abramo ed ha concluso un’Alleanza con lui e la sua discendenza. Ne ha fatto il suo popolo al quale ha rivelato la sua Legge per mezzo di Mosè. Lo ha preparato, per mezzo dei profeti, ad accogliere la salvezza destinata a tutta l’umanità.

73 Dio si è rivelato pienamente mandando il suo proprio Figlio, nel quale ha stabilito la sua Alleanza per sempre. Egli è la Parola definitiva del Padre, così che, dopo di lui, non vi sarà più un’altra rivelazione.

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Cammino di riflessione sulla fede

Cattedrale di Asti – predica il nostro Vescovo Mons. Francesco Ravinale

mercoledì 13 marzo

CAPITOLO SECONDO (CCC)
DIO VIENE INCONTRO ALL’UOMO

ARTICOLO 2
LA TRASMISSIONE DELLA RIVELAZIONE DIVINA

74 Dio « vuole che tutti gli uomini siano salvati ed arrivino alla conoscenza della verità » (1 Tm 2,4), cioè di Gesù Cristo.85 È necessario perciò che il Cristo sia annunciato a tutti i popoli e a tutti gli uomini e che in tal modo la Rivelazione arrivi fino ai confini del mondo:« Dio, con la stessa somma benignità, dispose che quanto egli aveva rivelato per la salvezza di tutte le genti, rimanesse sempre integro e venisse trasmesso a tutte le generazioni ».86

I. La Tradizione apostolica

75 « Cristo Signore, nel quale trova compimento tutta la rivelazione del sommo Dio, ordinò agli Apostoli, comunicando loro i doni divini, di predicare a tutti il Vangelo che, promesso prima per mezzo dei profeti, egli aveva adempiuto e promulgato con la sua parola, come fonte di ogni verità salutare e di ogni regola morale ».87

La predicazione apostolica…

76 La trasmissione del Vangelo, secondo il comando del Signore, è stata fatta in due modi:— Oralmente, « dagli Apostoli, i quali nella predicazione orale, negli esempi e nelle istituzioni trasmisero ciò che o avevano ricevuto dalla bocca, dalla vita in comune e dalle opere di Cristo, o avevano imparato per suggerimento dello Spirito Santo »;— Per iscritto, « da quegli Apostoli e uomini della loro cerchia, i quali, sotto l’ispirazione dello Spirito Santo, misero in iscritto l’annunzio della salvezza ».88

…continuata attraverso la successione apostolica

77 « Affinché il Vangelo si conservasse sempre integro e vivo nella Chiesa, gli Apostoli lasciarono come successori i Vescovi, ad essi “affidando il loro proprio compito di magistero” ».89 Infatti, « la predicazione apostolica, che è espressa in modo speciale nei libri ispirati, doveva essere conservata con successione continua fino alla fine dei tempi ».90

78 Questa trasmissione viva, compiuta nello Spirito Santo, è chiamata Tradizione, in quanto è distinta dalla Sacra Scrittura, sebbene sia ad essa strettamente legata. Per suo tramite « la Chiesa, nella sua dottrina, nella sua vita e nel suo culto, perpetua e trasmette a tutte le generazioni, tutto ciò che essa è, tutto ciò che essa crede ».91 « Le asserzioni dei santi Padri attestano la vivificante presenza di questa Tradizione, le cui ricchezze sono trasfuse nella pratica e nella vita della Chiesa che crede e che prega ».92

79 In tal modo la comunicazione, che il Padre ha fatto di sé mediante il suo Verbo nello Spirito Santo, rimane presente e operante nella Chiesa: « Dio, il quale ha parlato in passato, non cessa di parlare con la Sposa del suo Figlio diletto, e lo Spirito Santo, per mezzo del quale la viva voce del Vangelo risuona nella Chiesa, e per mezzo di questa nel mondo, introduce i credenti a tutta intera la verità e fa risiedere in essi abbondantemente la parola di Cristo ».93

II. Il rapporto tra la Tradizione e la Sacra Scrittura

Una sorgente comune…

80 « La sacra Tradizione e la Sacra Scrittura sono tra loro strettamente congiunte e comunicanti. Poiché ambedue scaturiscono dalla stessa divina sorgente, esse formano in certo qual modo una cosa sola e tendono allo stesso fine ».94 L’una e l’altra rendono presente e fecondo nella Chiesa il mistero di Cristo, il quale ha promesso di rimanere con i suoi « tutti i giorni, fino alla fine del mondo » (Mt 28,20).

…due modi differenti di trasmissione

81 « La Sacra Scrittura è la parola di Dio in quanto è messa per iscritto sotto l’ispirazione dello Spirito divino ».

« La sacra Tradizione poi trasmette integralmente la parola di Dio, affidata da Cristo Signore e dallo Spirito Santo agli Apostoli, ai loro successori, affinché questi, illuminati dallo Spirito di verità, con la loro predicazione fedelmente la conservino, la espongano e la diffondano ».95

82 Accade così che la Chiesa, alla quale è affidata la trasmissione e l’interpretazione della Rivelazione, « attinga la sua certezza su tutte le cose rivelate non dalla sola Sacra Scrittura. Perciò l’una e l’altra devono essere accettate e venerate con pari sentimento di pietà e di rispetto ».96

Tradizione apostolica e tradizioni ecclesiali

83 La Tradizione di cui qui parliamo è quella che proviene dagli Apostoli e trasmette ciò che costoro hanno ricevuto dall’insegnamento e dall’esempio di Gesù e ciò che hanno appreso dallo Spirito Santo. In realtà, la prima generazione di cristiani non aveva ancora un Nuovo Testamento scritto e lo stesso Nuovo Testamento attesta il processo della Tradizione vivente.

Vanno distinte da questa le « tradizioni » teologiche, disciplinari, liturgiche o devozionali nate nel corso del tempo nelle Chiese locali.

Esse costituiscono forme particolari attraverso le quali la grande Tradizione si esprime in forme adatte ai diversi luoghi e alle diverse epoche. Alla luce della Tradizione apostolica queste «tradizioni» possono essere conservate, modificate oppure anche abbandonate sotto la guida del Magistero della Chiesa.

III. L’interpretazione del deposito della fede

Il deposito della fede affidato alla totalità della Chiesa

84 Il deposito97 della fede (« depositum fidei »), contenuto nella sacra Tradizione e nella Sacra Scrittura, è stato affidato dagli Apostoli alla totalità della Chiesa. « Aderendo ad esso tutto il popolo santo, unito ai suoi Pastori, persevera costantemente nell’insegnamento degli Apostoli e nella comunione, nella frazione del pane e nelle orazioni, in modo che, nel ritenere, praticare e professare la fede trasmessa, si crei una singolare unità di spirito tra Vescovi e fedeli ».98

Il Magistero della Chiesa

85 « L’ufficio di interpretare autenticamente la Parola di Dio scritta o trasmessa è stato affidato al solo Magistero vivente della Chiesa, la cui autorità è esercitata nel nome di Gesù Cristo »,99 e cioè ai Vescovi in comunione con il Successore di Pietro, il Vescovo di Roma.

86 Questo « Magistero però non è al di sopra della Parola di Dio, ma la serve, insegnando soltanto ciò che è stato trasmesso, in quanto, per divino mandato e con l’assistenza dello Spirito Santo, piamente la ascolta, santamente la custodisce e fedelmente la espone, e da questo unico deposito della fede attinge tutto ciò che propone da credere come rivelato da Dio ». 100

87 I fedeli, memori della parola di Cristo ai suoi Apostoli: « Chi ascolta voi, ascolta me » (Lc 10,16), 101 accolgono con docilità gli insegnamenti e le direttive che vengono loro dati, sotto varie forme, dai Pastori.

I dogmi della fede

88 Il Magistero della Chiesa si avvale in pienezza dell’autorità che gli viene da Cristo quando definisce qualche dogma, cioè quando, in una forma che obbliga il popolo cristiano ad un’irrevocabile adesione di fede, propone verità contenute nella rivelazione divina, o anche quando propone in modo definitivo verità che hanno con quelle una necessaria connessione.

89 Tra i dogmi e la nostra vita spirituale c’è un legame organico. I dogmi sono luci sul cammino della nostra fede, lo rischiarano e lo rendono sicuro. Inversamente, se la nostra vita è retta, la nostra intelligenza e il nostro cuore saranno aperti ad accogliere la luce dei dogmi della fede. 102

90 I mutui legami e la coerenza dei dogmi si possono trovare nel complesso della rivelazione del mistero di Cristo. 103 « Esiste un ordine o “gerarchia” nelle verità della dottrina cattolica, essendo diverso il loro nesso col fondamento della fede cristiana ». 104

Il senso soprannaturale della fede

91 Tutti i fedeli partecipano della comprensione e della trasmissione della verità rivelata. Hanno ricevuto l’unzione dello Spirito Santo che insegna loro ogni cosa 105 e li guida « alla verità tutta intera » (Gv 16,13).

92 « La totalità dei fedeli […] non può sbagliarsi nel credere, e manifesta questa proprietà mediante il senso soprannaturale della fede di tutto il popolo quando “dai Vescovi fino agli ultimi fedeli laici” esprime l’universale suo consenso in materia di fede e di costumi ». 106

93 «Infatti, per quel senso della fede, che è suscitato e sorretto dallo Spirito di verità, il popolo di Dio, sotto la guida del sacro Magistero, […] aderisce indefettibilmente alla fede una volta per tutte trasmessa ai santi, con retto giudizio penetra in essa più a fondo e più pienamente l’applica nella vita». 107

La crescita nell’intelligenza della fede

94 Grazie all’assistenza dello Spirito Santo, l’intelligenza tanto delle realtà quanto delle parole del deposito della fede può progredire nella vita della Chiesa:

— « con la riflessione e lo studio dei credenti, i quali le meditano in cuor loro »; 108 in particolare « la ricerca teologica […] prosegue nella conoscenza profonda della verità rivelata »; 109

— « con la profonda intelligenza che [i credenti] provano delle cose spirituali »; 110 « divina eloquia cum legente crescunt – le parole divine crescono insieme con chi le legge »; 111

— « con la predicazione di coloro i quali, con la successione episcopale, hanno ricevuto un carisma certo di verità ». 112

95 « È chiaro dunque che la sacra Tradizione, la Sacra Scrittura e il Magistero della Chiesa, per sapientissima disposizione di Dio, sono tra loro talmente connessi e congiunti che non possono indipendentemente sussistere e che tutti insieme, ciascuno secondo il proprio modo, sotto l’azione di un solo Spirito Santo, contribuiscono efficacemente alla salvezza delle anime ». 113

In sintesi

96 Ciò che Cristo ha affidato agli Apostoli, costoro l’hanno trasmesso con la predicazione o per iscritto, sotto l’ispirazione dello Spirito Santo, a tutte le generazioni, fino al ritorno glorioso di Cristo.

97 « La sacra Tradizione e la Sacra Scrittura costituiscono un solo sacro deposito della Parola di Dio », 114 nel quale, come in uno specchio, la Chiesa pellegrina contempla Dio, fonte di tutte le sue ricchezze.

98 « La Chiesa, nella sua dottrina, nella sua vita, nel suo culto, perpetua e trasmette a tutte le generazioni tutto ciò che essa stessa è, tutto ciò che essa crede ». 115

99 Tutto il popolo di Dio, in virtù del suo senso soprannaturale della fede, non cessa di accogliere il dono della rivelazione divina, di penetrarlo sempre più profondamente e di viverlo più pienamente.

100 L’ufficio di interpretare autenticamente la Parola di Dio è stato affidato al solo Magistero della Chiesa, al Romano Pontefice e ai Vescovi in comunione con lui.

 mercoledì 20 marzo

CAPITOLO SECONDO
DIO VIENE INCONTRO ALL’UOMO

ARTICOLO 3
LA SACRA SCRITTURA

I. Il Cristo – Parola unica della Sacra Scrittura

101 Nella condiscendenza della sua bontà, Dio, per rivelarsi agli uomini, parla loro in parole umane. « Le parole di Dio, infatti, espresse con lingue umane, si sono fatte simili al linguaggio degli uomini, come già il Verbo dell’eterno Padre, avendo assunto le debolezze dell’umana natura, si fece simile agli uomini ». 116

102 Dio, attraverso tutte le parole della Sacra Scrittura, non dice che una sola Parola, il suo unico Verbo, nel quale esprime se stesso interamente. 117

« Ricordatevi che uno solo è il discorso di Dio che si sviluppa in tutta la Sacra Scrittura ed uno solo è il Verbo che risuona sulla bocca di tutti gli scrittori santi, il quale essendo in principio Dio presso Dio, non conosce sillabazione perché è fuori del tempo ». 118

103 Per questo motivo, la Chiesa ha sempre venerato le divine Scritture, come venera il Corpo stesso del Signore. Essa non cessa di porgere ai fedeli il Pane di vita preso dalla mensa della Parola di Dio e del Corpo di Cristo. 119

104 Nella Sacra Scrittura, la Chiesa trova incessantemente il suo nutrimento e il suo vigore; 120 infatti attraverso la divina Scrittura essa non accoglie soltanto una parola umana, ma quello che è realmente: Parola di Dio. 121 « Nei Libri Sacri, infatti, il Padre che è nei cieli viene con molta amorevolezza incontro ai suoi figli ed entra in conversazione con loro ». 122

II. Ispirazione e verità della Sacra Scrittura

105 Dio è l’autore della Sacra Scrittura. « Le cose divinamente rivelate, che nei libri della Sacra Scrittura sono contenute e presentate, furono consegnate sotto l’ispirazione dello Spirito Santo.

« La santa Madre Chiesa, per fede apostolica, ritiene sacri e canonici tutti interi i libri sia dell’Antico che del Nuovo Testamento, con tutte le loro parti, perché, scritti sotto ispirazione dello Spirito Santo, hanno Dio per autore e come tali sono stati consegnati alla Chiesa ». 123

106 Dio ha ispirato gli autori umani dei Libri Sacri. « Per la composizione dei Libri Sacri, Dio scelse degli uomini, di cui si servì nel possesso delle loro facoltà e capacità, affinché, agendo egli stesso in essi e per loro mezzo, scrivessero come veri autori tutte e soltanto quelle cose che egli voleva ». 124

107 I libri ispirati insegnano la verità. « Poiché dunque tutto ciò che gli autori ispirati o agiografi asseriscono è da ritenersi asserito dallo Spirito Santo, si deve dichiarare, per conseguenza, che i libri della Scrittura insegnano fermamente, fedelmente e senza errore la verità che Dio per la nostra salvezza volle fosse consegnata nelle Sacre Lettere ». 125

108 La fede cristiana tuttavia non è una « religione del Libro ». Il cristianesimo è la religione della « Parola » di Dio: di una Parola cioè che non è « una parola scritta e muta, ma il Verbo incarnato e vivente ». 126 Perché le parole dei Libri Sacri non restino lettera morta, è necessario che Cristo, Parola eterna del Dio vivente, per mezzo dello Spirito Santo ce ne sveli il significato affinché comprendiamo le Scritture. 127

III. Lo Spirito Santo, interprete della Scrittura

109 Nella Sacra Scrittura, Dio parla all’uomo alla maniera umana. Per una retta interpretazione della Scrittura, bisogna dunque ricercare con attenzione che cosa gli agiografi hanno veramente voluto affermare e che cosa è piaciuto a Dio manifestare con le loro parole. 128

110 Per comprendere l’intenzione degli autori sacri, si deve tener conto delle condizioni del loro tempo e della loro cultura, dei « generi letterari » allora in uso, dei modi di intendere, di esprimersi, di raccontare, consueti nella loro epoca. « La verità infatti viene diversamente proposta ed espressa nei testi secondo se sono storici o profetici, o poetici, o altri generi di espressione ». 129

111 Però, essendo la Sacra Scrittura ispirata, c’è un altro principio di retta interpretazione, non meno importante del precedente, senza il quale la Scrittura resterebbe « lettera morta »: « La Sacra Scrittura [deve] essere letta e interpretata con l’aiuto dello stesso Spirito mediante il quale è stata scritta ». 130

Il Concilio Vaticano II indica tre criteri per una interpretazione della Scrittura conforme allo Spirito che l’ha ispirata: 131

112 1. Prestare grande attenzione « al contenuto e all’unità di tutta la Scrittura ». Infatti, per quanto siano differenti i libri che la compongono, la Scrittura è una in forza dell’unità del disegno di Dio, del quale Cristo Gesù è il centro e il cuore aperto dopo la sua pasqua. 132

« Il cuore 133 di Cristo designa la Sacra Scrittura, che appunto rivela il cuore di Cristo. Questo cuore era chiuso prima della passione, perché la Scrittura era oscura. Ma la Scrittura è stata aperta dopo la passione, affinché coloro che ormai ne hanno l’intelligenza considerino e comprendano come le profezie debbano essere interpretate ». 134

113 2. Leggere la Scrittura nella « Tradizione vivente di tutta la Chiesa ». Secondo un detto dei Padri, « Sacra Scriptura principalius est in corde Ecclesiae quam in materialibus instrumentis scripta 135 – la Sacra Scrittura è scritta nel cuore della Chiesa prima che su strumenti materiali ». Infatti, la Chiesa porta nella sua Tradizione la memoria viva della Parola di Dio ed è lo Spirito Santo che le dona l’interpretazione di essa secondo il senso spirituale (« …secundum spiritalem sensum, quem Spiritus donat Ecclesiae – …secondo il senso spirituale che lo Spirito dona alla Chiesa »). 136

114 3. Essere attenti all’analogia della fede. 137 Per « analogia della fede » intendiamo la coesione delle verità della fede tra loro e nella totalità del progetto della Rivelazione.

I sensi della Scrittura

115 Secondo un’antica tradizione, si possono distinguere due sensi della Scrittura: il senso letterale e quello spirituale, suddiviso quest’ultimo in senso allegorico, morale e anagogico. La piena concordanza dei quattro sensi assicura alla lettura viva della Scrittura nella Chiesa tutta la sua ricchezza.

116 Il senso letterale. È quello significato dalle parole della Scrittura e trovato attraverso l’esegesi che segue le regole della retta interpretazione. « Omnes [Sacrae Sripturae] sensus fundentur super unum, scilicet litteralem – Tutti i sensi della Sacra Scrittura si basano su quello letterale ». 138

117 Il senso spirituale. Data l’unità del disegno di Dio, non soltanto il testo della Scrittura, ma anche le realtà e gli avvenimenti di cui parla possono essere dei segni.

1. Il senso allegorico. Possiamo giungere ad una comprensione più profonda degli avvenimenti se riconosciamo il loro significato in Cristo; così, la traversata del Mar Rosso è un segno della vittoria di Cristo, e quindi del Battesimo. 139

2. Il senso morale. Gli avvenimenti narrati nella Scrittura possono condurci ad agire rettamente. Sono stati scritti « per ammonimento nostro » (1 Cor 10,11). 140

3. Il senso anagogico. Possiamo vedere certe realtà e certi avvenimenti nel loro significato eterno, che ci conduce (in greco: •<“(T() verso la nostra Patria. Così la Chiesa sulla terra è segno della Gerusalemme celeste. 141

118 Un distico medievale riassume bene il significato dei quattro sensi:

« La lettera insegna i fatti, l’allegoria che cosa credere,
il senso morale che cosa fare, e l’anagogia dove tendere ». 142

119 « È compito degli esegeti contribuire, secondo queste regole, alla più profonda intelligenza ed esposizione del senso della Sacra Scrittura, affinché, con studi in qualche modo preparatori, maturi il giudizio della Chiesa. Tutto questo, infatti, che concerne il modo di interpretare la Scrittura, è sottoposto in ultima istanza al giudizio della Chiesa, la quale adempie il divino mandato e ministero di conservare ed interpretare la Parola di Dio ». 143

« Ego vero Evangelio non crederem, nisi me catholicae Ecclesiae commoveret auctoritas – Non crederei al Vangelo se non mi ci inducesse l’autorità della Chiesa cattolica ». 144

IV. Il canone delle Scritture

120 È stata la Tradizione apostolica a far discernere alla Chiesa quali scritti dovessero essere compresi nell’elenco dei Libri Sacri. 145 Questo elenco completo è chiamato « canone » delle Scritture. Comprende per l’Antico Testamento 46 libri (45 se si considerano Geremia e le Lamentazioni come un unico testo) e 27 per il Nuovo Testamento. 146 Essi sono:

Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio, Giosuè, Giudici, Rut, i due libri di Samuele, i due libri dei Re, i due libri delle Cronache (o Paralipomeni), Esdra e Neemìa, Tobia, Giuditta, Ester, i due libri dei Maccabei, Giobbe, i Salmi, i Proverbi, il Qoèlet (Ecclesiaste), il Cantico dei Cantici, la Sapienza, il Siracide (Ecclesiastico), Isaia, Geremia, le Lamentazioni, Baruc, Ezechiele, Daniele, Osea, Gioèle, Amos, Abdia, Giona, Michea, Naum, Abacuc, Sofonìa, Aggèo, Zaccaria, Malachia per l’Antico Testamento.

I Vangeli di Matteo, di Marco, di Luca e di Giovanni, gli Atti degli Apostoli, le Lettere di san Paolo ai Romani, la prima e la seconda ai Corinzi, ai Gàlati, agli Efesini, ai Filippesi, ai Colossesi, la prima e la seconda ai Tessalonicesi, la prima e la seconda a Timoteo, a Tito, a Filemone, la Lettera agli Ebrei, la Lettera di Giacomo, la prima e la seconda Lettera di Pietro, le tre Lettere di Giovanni, la Lettera di Giuda e l’Apocalisse per il Nuovo Testamento.

L’Antico Testamento

121 L’Antico Testamento è una parte ineliminabile della Sacra Scrittura. I suoi libri sono divinamente ispirati e conservano un valore perenne, 147 poiché l’Antica Alleanza non è mai stata revocata.

122 Infatti, « l’economia dell’Antico Testamento era soprattutto ordinata a preparare […] l’avvento di Cristo Salvatore dell’universo ». I libri dell’Antico Testamento, « sebbene contengano anche cose imperfette e temporanee », rendono testimonianza di tutta la divina pedagogia dell’amore salvifico di Dio. Essi « esprimono un vivo senso di Dio, una sapienza salutare per la vita dell’uomo e mirabili tesori di preghiere »; in essi infine « è nascosto il mistero della nostra salvezza ». 148

123 I cristiani venerano l’Antico Testamento come vera Parola di Dio. La Chiesa ha sempre energicamente respinto l’idea di rifiutare l’Antico Testamento con il pretesto che il Nuovo l’avrebbe reso sorpassato (Marcionismo).

Il Nuovo Testamento

124 « La Parola di Dio, che è potenza divina per la salvezza di chiunque crede, si presenta e manifesta la sua forza in modo eminente negli scritti del Nuovo Testamento ». 149 Questi scritti ci consegnano la verità definitiva della rivelazione divina. Il loro oggetto centrale è Gesù Cristo, il Figlio di Dio incarnato, le sue opere, i suoi insegnamenti, la sua passione e la sua glorificazione, come pure gli inizi della sua Chiesa sotto l’azione dello Spirito Santo. 150

125 I Vangeli sono il cuore di tutte le Scritture « in quanto sono la principale testimonianza relativa alla vita e alla dottrina del Verbo incarnato, nostro Salvatore ». 151

126 Nella formazione dei Vangeli si possono distinguere tre tappe:

1. La vita e l’insegnamento di Gesù. La Chiesa ritiene con fermezza che i quattro Vangeli, « di cui afferma senza esitazione la storicità, trasmettono fedelmente quanto Gesù Figlio di Dio, durante la sua vita tra gli uomini, effettivamente operò e insegnò per la loro salvezza eterna, fino al giorno in cui ascese al cielo ».

2. La tradizione orale. « Gli Apostoli poi, dopo l’ascensione del Signore, trasmisero ai loro ascoltatori ciò che egli aveva detto e fatto, con quella più completa intelligenza di cui essi, ammaestrati dagli eventi gloriosi di Cristo e illuminati dalla luce dello Spirito di verità, godevano ».

3. I Vangeli scritti. « Gli autori sacri scrissero i quattro Vangeli, scegliendo alcune cose tra le molte tramandate a voce o già per iscritto, redigendo una sintesi delle altre o spiegandole con riguardo alla situazione delle Chiese, conservando infine il carattere di predicazione, sempre però in modo tale da riferire su Gesù cose vere e sincere ». 152

127 Il Vangelo quadriforme occupa nella Chiesa un posto unico; lo testimonia la venerazione di cui lo circonda la liturgia e la singolarissima attrattiva che in ogni tempo ha esercitato sui santi.

« Non c’è dottrina che sia migliore, più preziosa e più splendida del testo del Vangelo. Considerate e custodite [nel cuore] quanto Cristo, nostro Signore e Maestro, ha insegnato con le sue parole e realizzato con le sue azioni ». 153

« Ma è soprattutto il Vangelo che mi intrattiene durante le orazioni, in esso trovo tutto ciò che è necessario alla mia povera anima. Vi scopro sempre nuove luci, significati nascosti e misteriosi ».154

L’unità dell’Antico e del Nuovo Testamento

128 La Chiesa, fin dai tempi apostolici, 155 e poi costantemente nella sua Tradizione, ha messo in luce l’unità del piano divino nei due Testamenti grazie alla tipologia. Questa nelle opere di Dio dell’Antico Testamento ravvisa prefigurazioni di ciò che Dio, nella pienezza dei tempi, ha compiuto nella Persona del suo Figlio incarnato.

129 I cristiani, quindi, leggono l’Antico Testamento alla luce di Cristo morto e risorto. La lettura tipologica rivela l’inesauribile contenuto dell’Antico Testamento. Questa non deve indurre però a dimenticare che esso conserva il valore suo proprio di rivelazione che lo stesso nostro Signore ha riaffermato. 156 Pertanto, anche il Nuovo Testamento esige d’essere letto alla luce dell’Antico. La primitiva catechesi cristiana vi farà costantemente ricorso. 157 Secondo un antico detto, il Nuovo Testamento è nascosto nell’Antico, mentre l’Antico è svelato nel Nuovo: « Novum in Vetere latet et in Novo Vetus patet ». 158

130 La tipologia esprime il dinamismo verso il compimento del piano divino, quando « Dio sarà tutto in tutti » (1 Cor 15,28). Anche la vocazione dei patriarchi e l’Esodo dall’Egitto, per esempio, non perdono il valore che è loro proprio nel piano divino, per il fatto di esserne, al tempo stesso, tappe intermedie.

V. La Sacra Scrittura nella vita della Chiesa

131 « Nella Parola di Dio è insita tanta efficacia e potenza da essere sostegno e vigore della Chiesa, e per i figli della Chiesa saldezza della fede, cibo dell’anima, sorgente pura e perenne della vita spirituale ». 159 « È necessario che i fedeli abbiano largo accesso alla Sacra Scrittura ». 160

132 « Lo studio della Sacra Scrittura sia dunque come l’anima della sacra teologia. Anche il ministero della parola, cioè la predicazione pastorale, la catechesi e tutta l’istruzione cristiana, nella quale l’omelia liturgica deve avere un posto privilegiato, si nutre con profitto e santamente vigoreggia con la parola della Scrittura ». 161

133 La Chiesa « esorta con forza e insistenza tutti i fedeli […] ad apprendere “la sublime scienza di Gesù Cristo” (Fil 3,8) con la frequente lettura delle divine Scritture. “L’ignoranza delle Scritture, infatti, è ignoranza di Cristo” ». 162

In sintesi

134 Omnis Scriptura divina unus liber est, et hic unus liber est Christus, « quia omnis Scriptura divina de Christo loquitur, et omnis Scriptura divina in Christo impletur » – Tutta la divina Scrittura è un libro solo e quest’unico libro è Cristo; « infatti tutta la divina Scrittura parla di Cristo e in lui trova compimento ». 163

135 « Le Sacre Scritture contengono la Parola di Dio e, perché ispirate, sono veramente Parola di Dio ». 164

136 Dio è l’autore della Sacra Scrittura nel senso che ispira i suoi autori umani; egli agisce in loro e mediante loro. Così ci dà la certezza che i loro scritti insegnano senza errore la verità salvifica. 165

137 L’interpretazione delle Scritture ispirate dev’essere innanzi tutto attenta a ciò che Dio, attraverso gli autori sacri, vuole rivelare per la nostra salvezza. Ciò che è opera dello Spirito, non viene pienamente compreso se non sotto l’azione dello Spirito. 166

138 La Chiesa riceve e venera come ispirati i 46 libri dell’Antico Testamento e i 27 libri del Nuovo Testamento.

139 I quattro Vangeli occupano un posto centrale, per la centralità che Cristo ha in essi.

140 Dall’unità del progetto di Dio e della sua rivelazione deriva l’unità dei due Testamenti: l’Antico Testamento prepara il Nuovo, mentre il Nuovo compie l’Antico; i due si illuminano a vicenda; entrambi sono vera Parola di Dio.

141 « La Chiesa ha sempre venerato le divine Scritture come ha fatto per il Corpo stesso del Signore »; 167 in ambedue le realtà tutta la vita cristiana trova il proprio nutrimento e la propria regola. « Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino » (Sal 119,105). 168

 

 

 

 

 

 

 

INDICE FOTO

QUI PUOI TROVARE LE FOTO CHE ILLUSTRANO I MOMENTI PIU’ IMPORTANTI DELLA DELLA NOSTRA COMUNITA’ PARROCCHIALE DI FRINCO

31.03.2013 – FOTO VIA CRUCIS – clicca >

24.12.2012 – FOTOGRAFO 2 – NATALE – PRESEPIO VIVENTE – clicca > QUI

24.12.2012 – FOTOGRAFO 1 – NATALE – PRESEPIO VIVENTE – clicca > QUI

29.09.2012 – FOTO P. TADDEO A SAN DEFENDENTE – clicca > QUI

22.09.2012 – FOTO DELL’INGRESSO DEL NUOVO PARROCO P. TADDEO – clicca > QUI

19.08.2012 – FOTO DELLA FESTA DEGLI ANZIANI – clicca > QUI

15.08.2012 – FOTO DELLA FESTA DI SAN ROCCO – clicca > QUI

P. TADDEO A SAN DEFENDENTE

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SAN DEFENDENTE 

Il nuovo parroco di Frinco festeggiato a San Defendente

Primi impegni di Padre Taddeo 

San Defendente è la frazione di Frinco ubicata tra Callianetto e il paese stesso.

Al sabato viene celebrata la Santa Messa prefestiva nella

chiesetta ricostruita nel 1966 e dedicata appunto al Santo. 

E’ qui che gli abitanti della frazione sabato 29 settembre 2012 hanno voluto festeggiare p. Taddeo, già accolto ufficialmente nella chiesa parrocchiale di Frinco il 22 settembre.  Il diacono Francesco Cantino ha svolto il servizio all’altare, il sindaco di Frinco avv. Carlo Conti, che abita nella stessa zona, ha espresso a nome della popolazione il benvenuto e, al termine della celebrazione, tutti quanti si sono spostati per un rinfresco – organizzato da famiglie della borgata – nella vecchia scuola, in parte ora adibita a raccolta di oggetti e attrezzi usati dai nostri antenati e allestita dal nostro diacono Francesco. 

Padre Taddeo ha fatto dono al diacono di un bel quadro della Madonna come segno di ringraziamento per l’impegno dato in occasione del suo ingresso a Frinco.

Giovanna 

 

“CENTRO” storia dal ’48 al ’53

MOLTE NOTIZIE SU QUESTA CASA LE PUOI ANCHE VEDERE > QUI

 

  “CENTRO” storia dal 1948 al 1953 – la trovi qui di seguito

                             dal 1953 al 2008 – clicca QUI

                              dal 2008 a oggi – clicca QUI   

STORIA DELLA CASA DI LUIGI RAVIZZA IN FRINCO DONATA ALLA PARROCCHIA PER USO ASILO E ATTUALMENTE (2013) RISTRUTTURATA E RI-DENOMINATA “CENTRO PASTORALE POLIFUNZIONALE LUIGI RAVIZZA”

 C’era una volta … una casa costruita nel 1906 da Luigi Ravizza. La casa non era mai stata completata. Nel 1948 Luigi Ravizza decide di donarla alla parrocchia a uso Asilo, Oratorio e opere Parrocchiali. 

Qui sotto potete leggere l’antefatto pubblicato sul bollettino parrocchiale (redatto dal Parroco don Giuseppe Rosso) del lontano agosto 1948 … dove la storia ha avuto inizio. 

Per raccontare tutto e arrivare ai nostri giorni, dovete avere un po’ di pazienza … mettere insieme tutti i tasselli è una ricerca faticosa ma anche appassionante … 

Alla fine un “pezzo” di storia del nostro bel paese di Frinco sarà a disposizione anche per chi verrà dopo di noi …

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La donazione della casa è stato un grande gesto … l’Asilo serviva veramente al paese …  ora però si dovevano trovare i soldi per il completamento e ristrutturazione … le offerte dei paesani non bastano, così il parroco scrive ai frinchesi emigrati in America … gran bella idea …

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Mentre a Frinco si forma un Comitato e tanta gente presta gratuitamente la propria opera, in particolare per lo spostamento della terra, in America si da il via ad una campagna di raccolta fondi che incomincia a dare i primi frutti …e sul bollettino di dicembre 1948 si legge …

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Sul bollettino di marzo 1949 è scritto che iniziano i primi lavori … interessante l’elenco delle offerte e quello delle ore lavorative gratuite … chi sta leggendo potrà trovare i nomi dei  propri padri e/o nonni che hanno contribuito …

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Bollettino del mese di giugno 1949 … Anche sui giornali americani si parla di questa catena di solidarietà tra gli emigrati di Frinco che si trovano in America …. i lavori del futuro Asilo proseguono velocemente … non era ancora arrivata la burocrazia odierna …

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Con una circolare diretta a tutti i Capi Famiglia, il Parroco don Rosso insieme al Comitato Pro Asilo, invita tutta la popolazione a dare il proprio contributo … Agosto 1949. BPF067 9di10

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Nell’ottobre 1949 è pronto il libro del Generale Dezzani che racconta la storia di Frinco … l’incasso della vendita del libro è devoluto a favore dell’Asilo …

PER LEGGERE LA PRIMA PARTE DEL LIBRO CLICCA > QUI

PER LEGGERE LA SECONDA PARTE DEL LIBRO CLICCA > QUI

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Dal Bollettino Parr. di gennaio 1950  — i lavori sono quasi ultimati e si pensa già all’arredamento  — si possono anche leggere gli apprezzamenti per il libro del Gen. Dezzani.

 

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Ecco arrivato il giorno dell’inaugurazione dell’Asilo 7 maggio 1950.

Luigi Ravizza desidera che i locali siano intitolati alla Beata Vergine Maria

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Durante la Visita Pastorale del 2 settembre 1950 il Vescovo di Asti, Mons. Umberto Rossi ha anche visitato l’Asilo

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Il 2 agosto durante un saggio all’Asilo 35 bambini hanno eseguito un programma con scenette ed è stata anche l’occasione per un saluto e omaggio al nuovo Presidente Carlo Ravizza.

Il 13 agosto 1953 muore Luigi Ravizza, donatore e fondatore dell’Asilo.   Sul Bollettino del ottobre 1953 possiamo leggere che l’Asilo resta monumento perenne che dirà ai frinchesi presenti e a quelli che verranno ….

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“CENTRO” storia dal 1953 al 2008

Lo scopo di questa ricerca è di arrivare fino ai nostri giorni con la ristrutturazione del “CENTRO PASTORALE POLIFUNZIONALE LUIGI RAVIZZA” che abbreviando lo chiameremo “CENTRO”

E’ tutto raccontato nei vecchi bollettini parrocchiali … basta avere la pazienza di esaminarli ed estrapolare le notizie che interessano, metterle in fila e leggere come fosse un racconto.

Come avrete capito sto cercando di riscoprire un pezzo di storia del nostro paese andando per argomenti. Uno di questi è proprio la casa in questione e dopo aver preso in esame i 5 anni citati sopra, ora darò la possibilità a ognuno di scoprire personalmente le notizie indicando il mese e l’anno del bollettino parrocchiale.

Cliccando QUI  si aprirà un argomento inserito in un mio sito, dove in 19 elenchi si trovano le pagine in cui sono raccolti tutti i 180 bollettini parrocchiali di Frinco a partire dal 1932 che sono riuscito a recuperare…

Un esempio:  7/50 – Nell’Asilo si sente la necessità  di costruire un salone …                                           
Che significa: nel luglio 1950 (elenco n° 8) … trovi la suddetta notizia.

Andiamo avanti: 

1/51   – L’idea di costruire un salone per spettacoli è buona, ma mancano i fondi …

6/51   –  E’ stata costruita una recinzione … i bambini eseguono recite …

10/52 – Discussione su … si fa il salone?

7/53   – In Asilo ci sono più di 30 bambini … torna suor Eulalia …

11/53 – Il Geom. Bevilacqua aveva fatto un progetto per il salone, ma non ci sono i soldi, allora si pensa di usare San Bernardino …

3/54   – Inaugurazione San Bernardino con esibizione filodrammatica …

11/54 – Asilo … suor Eulalia è trasferita e rimangono sr. Giustina e sr. Antida …

3/55   – Continuano le recite nell’Asilo …

7/56   – Remo Rampone che dal 49 ha raccolto fondi per l’Asilo, torna dall’America ..

11/56 – Suor Antida è nominata Superiora dell’Asilo …

4/57   –  L’Asilo ha bisogno di una palestra e Remo Rampone in America sensibilizza e organizza pranzi di beneficienza …

9/57  –  Asilo – la Madre Superiora dice che non può lasciare le sue suore se non ci sono almeno 25 bambini.

5/58  –  L’Asilo ha aperto il 12 marzo con 14 bambini.

2/60  –  In Asilo arriva il frigorifero.

8/63  –  L’Asilo è rimasto aperto fino al marzo 62 … poi chiude … pochi bambini …

7/64  –  Un Istituto di Asti, la Pia Opera del Buon Pastore che ospita più di 60 figliole assistite dalle Suore della Carità di San Vincenzo De Paoli cercava una casa per vacanze per due o tre mesi. E’ stato messo a disposizione l’Asilo, intanto le suore si prendono cura di una quindicina di bambini di Frinco.             Questa situazione va avanti fino al 1971.

  • Nel 70 e 71 il Municipio restaura i locali per la scuola elementare e nel frattempo i bambini sono ospitati nell’ex Asilo Ravizza.
  • Da 76 all’80 l’ex Asilo è dato in affitto a Sandra Cantino e Renato Bonini (questa notizia non compare nei bollettini, ma riferita dai diretti interessati)
  • Il 29 ottobre 1978 nasce la Proloco in località Ponte Grosso.
  • Il 16 settembre 1982 muore il parroco don Giuseppe Rosso autore di tutte le notizie scritte sui bollettini fino a qui redatti.
  • L’8 dicembre 1982 arriva il nuovo parroco don Guido Martini
  • Il Bollettino uscito a Pasqua 1984, riporta le notizie dall’Avvento 83 … e fa notare che a Natale nei locali dell’Asilo Ravizza viene attrezzata un’aula per il catechismo.
  • Nel bollettino 11/84 si può leggere: il 26 agosto 1984 nella nuova Proloco  (inaugurazione con presidente Corvonato Mario)  abbiamo dato una festicciola in onore degli anziani.
  • Il 23 dicembre 1984 si è inaugurato l’Oratorio (nuovo ping pong) che si trova sopra la Proloco.  Capodanno 85 nel salone Canonica.
  • 7/85 – agosto 85 Festa dell’Antico Marchesato Frinchese  
  • 31-1-85 Proloco – Festa dell’Ospitalità nell’ex Asilo
  • 7-11-85 inizio catechismo in oratorio
  • 22-11-85 Proloco – Festa s. Cecilia con cena nell’Oratorio all’ex Asilo
  • 5-1-86  Riunione alla Proloco “dell’Associazione del Fuoco” nata alla fine del 1800 con lo spirito del mutuo soccorso.
  • 21-1-86 catechesi adulti in oratorio
  • 20-2-86 catechesi giovani in oratorio
  • 27-2-86 catechismo dei ragazzi in oratorio e catechismo dopo cresima
  • 31-8-86  Festa Anziani (ex Asilo) con Band di Neive, Corale San Secondo e Tele Calliano.
  • 21-12-86  Festa del Ringraziamento della Coldiretti con pranzo sociale alla Proloco.
  • 6-1-87  Assemblea “Assicurazione del Fuoco” alla Proloco.
  • 1-3-87  Carnevale con pranzo alla Proloco.
  • 4-3-87 catechesi adulti
  • 4-4-87 cena degli americani in Proloco
  • 29-8-87  Festa dell’ospitalità alla Proloco
  • 30-8-87  Festa Anziani (ex Asilo)
  • 31-12-87 Capodanno alla Proloco
  • 14-4-88 catechismo per le elementari
  • 15-6-88 Catechismo in preparazione alla cresima
  • 27-8-88  Festa dell’ospitalità
  • 28-8-88  Festa Anziani (ex Asilo)
  • 8-2-89  Festa Alpini pranzo in Proloco
  • 14-11-89 in oratorio nell’aula del catechismo (ex asilo) incontri del martedì – catechesi adulti 
  • 14-12-89  don Luigi si rammarica per la scarsità dei bambini al catechismo.
  • 17-2-90  Cena Cantoria “Mariae Nascenti”  e cena alla Proloco
  • 25-2-90  Carnevale e cena alla Proloco
  • 8-6-90  I russi a Frinco e pranzo alla Proloco
  • 28-7-90 Ritorna la Festa del Bricco org. Da Proloco e Sindaco. La Festa è stata filmata e poi proiettata alla Proloco.
  • Dal 20 al 29 agosto la Proloco organizza squadra “Balon cit” e vince torneo
  • 26-8-90 Festa Anziani (ex Asilo)
  • 6-11-90 in oratorio nell’aula del catechismo (ex asilo) incontri del martedì – catechesi adulti  – per il catechismo bambini difficoltà a trovare il giorno libero
  • 10-2-91 Carnevale alla Proloco
  • 18-8-91 Festa Patronale 4 serate org. da Proloco
  • 25-8-91 Festa Anziani con Banda musicale dei ragazzi di Montechiaro e Corale Mariae Nascenti
  • 6-11-91 catechismo in oratorio ex asilo – merc. e ven.
  • 9-11-91 Cena della Corale Maria Nascenti alla Proloco
  • 3-3-92 Carnevale con cena org. da Proloco
  • 9-5-92 Concerto del coro La Gerla in chiesa e cena alla Proloco
  • 18-11-92 catechismo in oratorio ex asilo – merc. e ven.
  • 21-11-92 Festa S. Cecilia e cena alla Proloco
  • 1993-95 Proloco e Consiglio Amm. – Pres. Alfredo Ravizza
  • 28-5-93 I cinesi a Frinco e cena alla Proloco
  • 29-8-93 Festa Anziani (ex Asilo)
  • Sett. 93 Vietnamiti a Frinco e cena Proloco
  • Ag. 93 Torneo calcistico org. da Proloco
  • 22-8-93 Proloco Marchesato di Frinco org. festa patronale
  • 27-2-94 Carnevale org. Proloco
  • 10-6-94 Festa bambini dell’Asilo org. nella Proloco
  • 6-7-94 Due serate teatrali con cena in Proloco
  • 28-8-94 Festa Anziani (ex Asilo)
  • 94          Torneo Proloco e org. festa patronale
  • 5-11-94 Alpini di Moncalieri a Frinco e cena Proloco
  • 8-11-94 in oratorio nell’aula del catechismo (ex asilo) incontri del martedì – catechesi adulti
  • 20-5-95 Gli Alpini a Frinco con cena alla Proloco
  • 27-8-95 Festa Anziani ex asilo
  • 5-11-95 Festa dei caduti – Banda Musicale di Corsione  l’Ardita –  aperitivo in Proloco
  • 7-11-95 dai Santi a Pasqua catechesi adulti in oratorio
  • 8 -11-95 riprende catechismo settimanale in vista 1° Comunione in oratorio
  • 2-12-95 Nuovo Consiglio d’Amministrazione Proloco per anni 96-97-98 Presidente Ravizza Alfredo
  • 31-12-95 festa di capodanno in Proloco
  • 5-1-96 Proloco organizza partecipazione alla trasmissione “il paese di cuccagna”
  • 18-2-96 carnevale con pranzo preparato dalla Proloco
  • 18-8-96 festa Frinco organizzata da Proloco
  • 24-8-96 serata teatrale con spuntino alla Proloco
  • 25-8-96 Festa anziani
  • 3-11-96 Festa dei caduti – Banda Musicale di Corsione l’Ardita –  aperitivo in Proloco
  • 12-11-96 catechesi adulti in oratorio
  • 12-11-96 riprende catechismo settimanale in vista 1° Comunione in oratorio
  • 17-11-96 Festa S. Cecilia e pranzo in Proloco
  • 26-11-96 pranzo iuventino alla Proloco
  • 31-12-96 festa di capodanno in Proloco
  • 20-7-97 Festa anziani
  • 24-8-97 festa Frinco organizzata da Proloco
  • 21-9-97 Coro Schola Harmonia in Chiesa e pranzo alla Proloco
  • 2-11-97 Festa dei caduti – Banda Musicale di Corsione l’Ardita –  aperitivo in Proloco
  • 5-11-97 riprende catechismo settimanale in oratorio
  • 18-11-97 catechesi adulti in oratorio
  • 23-11-97 Festa S. Cecilia e pranzo in Proloco
  • 31-12-97 festa di capodanno in Proloco
  • 8-11-98 Festa dei caduti – Banda Musicale di Corsione l’Ardita –  aperitivo in Proloco
  • 10-11-98 catechesi adulti in oratorio
  • 27-11-98 inizio catechismo in oratorio
  • 14-2-99 carnevale con proloco ecc.
  • 20-2-99 echi di cori con cena alla Proloco
  • 26-6-99 Proloco e la sagra dell’antico marchesato di Frinco
  • 4-7-99 festa anziani
  • 22-8-99 festa di Frinco org. da proloco
  • 16-11-99 inizio catechesi adulti in oratorio
  • 27-2-2000 carnevale in Proloco
  • 1-7-2000 sagra antico marchesato di Frinco
  • 18-8-2000 festa di Frinco org. da proloco
  • 27-8-2000 festa anziani
  • 2000 un 50ennio da ricordare … il dono della casa
  • 12-11-2000 la proloco ad Asti
  • 6-1-2001 festa befana org. da Proloco
  • 10-2-2001 echi di cori con rinfresco Proloco
  • 25-2-2001 carnevale org. in proloco
  • 23-6-2001 4° sagra antico Marchesato di Frinco
  • 20-7-2001 rassegna estate teatro con rinfresco Proloco
  • 17-8-2001 festa patronale
  • 26-8-2001 festa anziani
  • 28-10-2001 castagnata in proloco
  • 6-1-2002 festa befana org. da Proloco
  • 3-2-2002 nuovo direttivo proloco – pres. 02/04 Mario Eterno
  • 24-2-2002 carnevale in Proloco
  • 10-3-2002 festa della donna in proloco
  • 17-8-2002 festa patronale org. proloco
  • 25-8-2002 festa anziani
  • 25-11-2002 festa S. Cecilia presso sala oratorio
  • 29-8-2004 festa anziani
  • 22-10-2004 inizio catechismo in oratorio
  • 21-11-2004 festa s. Cecilia
  • 12-12-2004 nuovo direttivo proloco – pres. 05/07 Fulvia Roggero
  • 31-12-2004 capodanno in Proloco
  • 10-2005 inizio catechismo in oratorio
  • 2005  – 150 tesserati
  • 31-7-2005 e…state a teatro org. proloco
  • 28-8-2005 festa anziani
  • 8-2005 festa di Frinco
  • 26-8-2007 festa anziani
  • 22-8-2008 festa patronale
  • 31-8-2008 festa anziani